La nuova politica  con i nuovi analfabeti

La nuova politica

con i nuovi analfabeti

Ma questo sarebbe ancora niente se, come il settimo cavalleggeri, non scendessimo in campo noi del circo mediatico, che quando c’è da buttarla in caciara e fare carne di porco di qualsiasi occasione di analisi e approfondimento non prendiamo lezioni da nessuno. Ah la stampa, signora mia, se non ci fosse bisognerebbe inventarla. E i giornali di destra che il governo è una manica di farabutti, mascalzoni, traditori, servi del potere e della casta e delle élite marce e corrotte e della Trilaterale e dei poteri forti e della massoneria pluto-demo-giudaica che affossa la nostra bella Italia umiliata e offesa e svenduta al soldo dei crucchi maledetti e degli infidi francesi che adesso il popolo in armi marcerà a plotoni affiancati per riprendersi Nizza e Savoia. E i giornali di sinistra che, invece, le opposizioni sono una manica di farabutti, populisti, sovranisti, fascisti, nazisti, franchisti, salazaristi, ignobile spurgo di fogna delle peggio pulsioni della peggio società che non capisce, non si eleva e non si abbevera alle fonti della saggezza che sgorgano dalle terrazze della gente che piace, dai convegni forforosi sull’eterna eternità della lotta partigiana e dalla nuova Bibbia del politicamente corretto, che oggi se non sei green, transgender e multiculturale hai di certo qualcosa di brutto da nascondere. Tutto vero pure questo.

E uno, per vedere il bicchiere mezzo pieno, si dice che vabbè, i toni saranno pure leggerissimamente esagitati, un pochettino eccessivi, ma d’altronde si sa che noi italiani baffo nero mandolino siamo un popolo pittoresco, con tutte le nostre pizze, le nostre gondole e le nostre serenate sotto il terrazzo, ma almeno, viva la faccia, guarda un po’ che bella passione civica, che sanguigno scontro tra culture contrarie e opposte, tra visioni difformi di società, una identitaria e protezionista, una aperta e inclusiva e bla bla bla. E invece non è vero niente. Tutto quello di cui abbiamo appena sproloquiato è una solenne e gigantesca buffonata perché la gente, la stragrande maggioranza della gente, il 91% della gente (compreso chi scrive questo pezzo), del cosiddetto “Mes” non ci ha capito una beneamata mazza ed è da due settimane che la cosiddetta gente ce le sta martoriando, ce le sta piallando, ce le sta facendo a dadini a noi poveri derelitti senza sapere niente di quello che dice. Niente. Niente di niente. E pure questo è tutto incredibilmente vero.

Ormai siamo arrivati al livello della pura tifoseria integrale, della cristallina e distillata modalità ultras, della antropologia curvaiola che insulta a prescindere dai contenuti e dal contesto. E non è mica finita qui. Perché se anche putacaso all’interno di questa umanità derelitta, informe e, diciamoci la verità, oggettivamente mostruosa ci fosse anche uno solo che volesse tentare di capire che cos’è il “Mes”, non ce la farebbe comunque. Perché - e qui ci sorregge un’altra spassosissima indagine Ocse-Pisa 2018 sulle competenze degli adolescenti in 79 Paesi - solo il 5% dei nostri ragazzi è in grado di comprendere un testo complesso e, soprattutto, di distinguere un fatto da un’opinione. E non provate ad attaccare con la tiritera dei giovani del giorno d’oggi che non sono più come quelli di una volta, perché se applicassimo la stessa analisi sui loro genitori probabilmente si scenderebbe al 4%. Si accettano scommesse. E chi non vuole scommettere, si faccia un giro sul profilo Facebook di qualche autorevole professionista o imprenditore - o politico… - di sua conoscenza e poi magari ne riparliamo.

Il combinato-disposto è devastante, ai limiti del grottesco. Addirittura paradossale. Nel momento della massima evoluzione tecnologica e del dispiego della più assoluta disponibilità di fonti di conoscenza mai conosciuta dalla civiltà umana - se vai sulla rete trovi tutto: da Platone a Einstein al Mago Otelma - siamo entrati in un’era di totale, trasversale, immanente, annichilente analfabetismo funzionale, che porta il primo scappato di casa che in tutta la vita non ha mai letto un libro, non ha mai governato neanche un villaggio di duecento abitanti e non ha mai gestito manco un bar a decidere sui destini dell’Ilva, di Alitalia, della Costituzione, dei rapporti con la Cina o con l’Unione europea. E una pletora di suoi simili a votarlo perché – leggete bene - lui è come noi. Ecco, lui è come noi. Forse è proprio questo il vero problema.

© RIPRODUZIONE RISERVATA