Media Lario, tecnologia

per lo studio dei buchi neri

L’azienda di Bosisio ha prodotto gli specchi del telescopio che per la prima volta fotografò i raggi X

Media Lario, tecnologia per lo studio dei buchi neri
Una fase del processo di lavorazione alla Media Lario

Il buco nero ha impiegato più di dieci anni per divorare una stella, vale a dire dieci volte più lentamente rispetto a tutti gli altri fenomeni simili osservati finora.

A testimoniarlo sono le immagini catturate da tre telescopi spaziali a raggi X analizzate da Dacheng Lin, dell’università del New Hampshire a Durham, e pubblicate su Nature Astronomy. Sono telescopi che sono l’evoluzione di quello che, nel 2005, per primo vide l’emissione di raggi X. Gli specchi di quel telescopio europeo erano stati progettati e prodotti dalla Media Lario di Bosisio.

Quando una stella si avvicina troppo a un buco nero il suo destino è segnato: l’enorme forza gravitazionale provoca delle maree sulla superficie della stella che in breve tempo viene spogliata e divorata. Da quando sono in orbita telescopi spaziali capaci di vedere i raggi X di eventi come questi se ne sono osservati decine, tutti spettacolari e molto simili tra loro. Quando i materiali strappati dalla stella si avvicinano al buco nero raggiungono velocità prossime a quella della luce, una caduta che porta all’emissione di violentissimi getti di energia sotto forma di raggi X che possono essere rilevati dai telescopi. Generalmente il pasto viene consumato nel tempo di un anno ma quella osservata questa volta, anche grazie a Xmm-Newton dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa), è stato molto più lento e imprevedibile. Per divorare una stella il buco nero Xj1500+0154, che si trova al centro di una piccola galassia distante 1,8 miliardi di anni luce da noi, ha impiegato undici anni.

Come scritto sopra, il primo a vedere nel 2005 l’emissione di raggi X è stato il telescopio europeo, i cui specchi sono stati prodotti dalla Media Lario, seguito negli anni da Chandra e Swift, entrambi della Nasa, fino al 2016. Un evento inatteso che secondo i ricercatori può spiegare molti aspetti finora poco compresi sulle dinamiche di accrescimento dei buchi neri in particolare di quelli detti supermassicci, che possono raggiungere un ’pesò di milioni di volte la massa del Sole e molti dei quali si sarebbero formati con una incredibile rapidità già durante le prime fasi dopo il Big Bang.

Media Lario è un’eccellenza nel cui capitale ci sono fondi esteri. Quindi, è un’azienda piccola con capitali esteri, che ha deciso di lavorare in Brianza. Più volte è stato spiegato che Bosisio Parini è stato scelto per i rapporti che si sono costruiti con le università del territorio, con i centri di ricerca e con l’osservatorio astronomico di Brera (sedi a Merate e Milano). Quindi, una scelta tecnologica, ma non solo. Media Lario è venuta, ed è restata a Bosisio per la qualità delle risorse umane: i bravi e creativi ingegneri, i tecnici, capaci di risolvere i problemi che sui disegni non si vedono, ma che poi si presentano quando dal progetto si passa alla fattura del prodotto. Dentro e fuori le aziende c’è una rete di competenze tecniche e professionali che pochi territori al mondo (non è un’esagerazione) hanno.

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