Il presunto terrorista islamico
L’arresto tre giorni dopo le nozze

Lecco. Moglie marocchina, 22 anni, cresciuta a Oggiono
Rito in un centro islamico alle porte di Monza - La giovane non è indagata

Il presunto terrorista islamico L’arresto tre giorni dopo le nozze
Un fermo immagine del filmato che riprende gli arresti della Digos di Palermo

Il “filo rosa” che lega Giuseppe Frittitta al Lecchese passa per Oggiono. E per la Valletta Brianza.

Il giovane di 24 anni originario di Bagheria (in provincia di Palermo), convertito all’Islam radicale tanto da farsi chiamare Yusuf El Saqillì , fermato mercoledì con l’accusa di terrorismo a Bernareggio (nelle vicinanze di Merate), si sarebbe infatti spostato, con il rito islamico, con una ragazza di origini marocchine di 22 anni soltanto tre giorni prima dell’arresto.

La ragazza, cresciuta a Oggiono, si era trasferita da qualche tempo a La Valletta Brianza: una famiglia, la sua, senza alcuna ombra, anche se ora, alla luce del matrimonio con Frittitta, sono scattati gli inevitabili accertamenti.

Alla giovane, che si sarebbe legata a Frittitta lo scorso 14 aprile con una cerimonia non trascritta all’anagrafe di stato civile, in un centro islamico alle porte di Monza, non viene infatti contestato alcunché.

Sulla vicenda del camionista siciliano radicalizzato ha indagato la Digos di Palermo: stando alle accuse, il giovane tramava con Ossama Ghafir, marocchino di 18 anni residente a Cerano (Novara). I due si sarebbero auto-addestrati per mesi per compiere atti terroristici e di sabotaggio, preparandosi all’uso di armi e allenandosi per raggiungere una preparazione fisica e militare idonea a combattere con l’Isis.

Secondo gli investigatori di Palermo, acquisivano materiale video con istruzioni per la partecipazione ai combattimenti, studiavano tecniche di guerriglia e scaricavano da Internet notizie sulle azioni kamikaze. Frittitta, secondo l’accusa, avrebbe condiviso materiale a carattere estremista, jihadista e mantenuto contatti con altri soggetti, italiani e non, convertiti alla fede islamica noti a propria volta per un alto grado di radicalizzazione.

La propaganda avveniva anche tramite Facebook e Instagram, diffondendo istruzioni, mappe, vessilli, testi di discorsi, video di esplosioni. I contatti dei due erano tra i sostenitori dell’ideologia salafita e dell’imposizione, anche violenta, della Sharia, la legge islamica, al mondo occidentale e in Italia in particolare. Frittitta avrebbe avviato il proprio processo di radicalizzazione nel 2017, nella provincia di Palermo. Poi, cominciando l’attività di camionista, ha iniziato a frequentare assiduamente luoghi di culto della provincia di Monza Brianza, intensificando le relazioni con Ghafir e altri.

Per l’accusa, Ghafir è responsabile dei reati di istigazione a delinquere per avere convinto Frittitta a «compiere delitti di terrorismo internazionale inviandogli attraverso strumenti informatici e telematici materiale di propaganda dello Stato Islamico». Il suo fermo è avvenuto a Novara.

© RIPRODUZIONE RISERVATA