«Ho visto Alvin,   devo portarlo a  casa»
Un fermo immagine televisivo che ritrae Valbona Berisha con il piccolo Alvin, la donna è morta in Siria

«Ho visto Alvin, devo portarlo a casa»

Il drammaAfrimm ha raggiunto il piccolo in Siria, è rimasto ferito nell’incidente in cui è morta la madre Valbona

«Otto volte ho fatto avanti e indietro, ho dovuto lasciarlo, ma mi precipito là appena mi dicono che può tornare»

Alvin Berisha è vivo: ora, il problema per i famigliari è come riportarlo a casa. Il papà, Afrimm, ieri, nella casa di via Milano da dove il figlioletto fu strappato cinque anni fa, ha confermato di averlo già potuto abbracciare, nel campo profughi di Al-Hol, nel nord-est della Siria, gestito anche dalla Croce Rossa internazionale.

«L’ho visto – ha raccontato, emozionato – ma lui non ha visto me, essendo gravemente ferito alla testa»; è successo nell’incidente in cui ha perso la vita la madre. Lei, dunque, Valbona, non farà più ritorno: di origini albanesi come il resto della famiglia, era partita da Barzago, il 17 dicembre 2014; aveva 35 anni e desiderava unirsi all’Isis per arruolare il bambino, abbandonando così non soltanto il marito, bensì anche le due figlie maggiori, allora di 10 e 11 anni, che ora hanno appreso la notizia tanto del ritrovamento del fratellino, quanto della perdita della madre; le due ragazze, oggi adolescenti, frequentano le scuole superiori nel territorio. Anche la loro vita, e non solo quella del piccolo Alvin, è stata stravolta dall’improvvisa conversione della madre alla causa del Califfato.

Il viaggio in Siria

«Ho saputo nelle scorse settimane – ha riferito ieri papà Afrimm – del ritrovamento di Alvin e sono subito partito: sono stato là tre settimane». Del resto, l’uomo non aveva mai smesso di cercarlo: «Sono stato otto volte avanti e indietro – ha ricordato ieri, orgoglioso di avere speso questi ultimi anni per il figlio, senza mai rassegnarsi – Sempre è stato difficilissimo, perché mi individuavano i curdi e mi rimandavano indietro, ma io riprovavo». Afrimm Berisha si è appoggiato, di volta in volta, a parenti in grado di aiutarlo, attraverso le proprie conoscenze, ad arrivare fino al confine del Califfato e in qualche caso oltre, per incontrare chi potesse avere visto il bambino e seguirne il segnale del cellulare.

Ultimamente, Afrimm – dipendente della ditta “Nuova Stame”, finito anche in Tv, su “Le Iene”- si era affidato a un cognato per entrare in contatto con Bedri Elezi, impegnato nell’individuazione e nel recupero dei foreign fighters. È così che – secondo quanto riferito dal quotidiano britannico “The Indipendent” - è arrivato alla verità ed a ritrovare Alvin. «Sono partito subito; giunto nel campo, che è grandissimo e ci sono persone di tante nazionalità – ha spiegato – l’ho potuto vedere. L’ho riconosciuto subito, benché fosse tutto fasciato. È stata una gioia immensa; è vivo ed è al sicuro. Lui – ha proseguito il papà - dice che vuole tornare, ma intanto l’ho dovuto lasciare là. Appena mi diranno che posso andare a prenderlo, mi precipiterò. Per adesso, non è possibile, però, finché non si muoverà il Governo. Io sto parlando con tutti, cerco l’aiuto di tutti ma, senza l’accordo tra i Governi, non è fattibile il rientro e la Turchia, per intanto, non vuole».

La diplomazia

Un paradosso atroce: dopo avere vissuto come un miracolo il ritrovamento del figlio, uscito vivo dall’inferno del Califfato e delle sue ceneri, il papà e le sorelle sono impotenti di fronte alla diplomazia e alle leggi ed Alvin deve restare ancora lontano da loro, per giunta completamente solo. Ieri, anche il sindaco Mirko Ceroli è stato interpellato sulla vicenda: «Siamo in attesa di capire se e come possiamo essere coinvolti; non abbiamo purtroppo il sentore di un rientro imminente; per la comunità barzaghese, sarebbe una grande emozione accogliere il ritorno di Alvin. Per il momento, viviamo la gioia di sapere che c’è una speranza concreta di rivedere il ragazzo e che, per questa vicenda, potrà esserci un finale non del tutto tragico. Abbiamo visto Afrimm felicissimo – ha detto - Ripete a tutti che il bambino è al sicuro e che, appena lo chiameranno, andrà a prenderlo: per intanto, non è chiaro dove, se in ambasciata o attraverso quale altro canale. Restiamo anche noi in fiduciosa attesa dell’evolversi, a questo punto positivo, degli eventi. La famiglia è parte della nostra comunità – ha ricordato sempre il sindaco – Qui Alvin aveva appena iniziato la scuola elementare, quando è partito e le sorelle hanno frequentato tutte le classi fino, appunto, alle superiori; Afrimm è ben inserito nel paese, un lavoratore, benvoluto e profondamente dedito alla famiglia».


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