Brucia l’auto di un ristoratore

Fiamme dolose, una minaccia

Merate Nel mirino il titolare del ristorante giapponese di via Cerri

Un mese e mezzo fa un attentato analogo. Ma il racket non c’entrerebbe

Brucia l’auto di un ristoratore Fiamme dolose, una minaccia
Il luogo e i resti dell’incendio

Incendio doloso fuori dal ristorante Hibiki di via Cerri. Ad essere divorata dalle fiamme una Fiat 500 L nuova, in leasing a Giuseppe Bulliri, gestore del ristorante asiatico cittadino.

A lanciare l’allarme, e far intervenire i vigili del fuoco del distaccamento di Merate e i carabinieri della compagnia di via Gramsci, un passante.

Erano quasi le 21 quando un uomo che camminava lungo via Cerri si è accorto che le fiamme stavano avvolgendo la Fiat 500 parcheggiata nel piazzale a fianco del ristorante, in fondo a via San Vincenzo, all’angolo con via Cerri.

Immediato l’intervento dei pompieri del distaccamento cittadino che, tuttavia, non hanno potuto che evitare che le fiamme si allargassero ad altre vetture. Al termine delle operazioni di spegnimento, durante all’incirca un’ora, della Fiat non è rimasto praticamente nulla. I rottami carbonizzati sono stati portati via dal carroattrezzi mentre i carabinieri hanno parlato prima con i pompieri, per cercare di capire se l’incendio fosse stato provocato da un cortocircuito, quindi con il proprietario.

A far propendere le forze dell’ordine per l’ipotesi del dolo, numerosi indizi. Anzitutto, l’automobile ha preso fuoco tre ore dopo che il proprietario l’aveva parcheggiata. Di conseguenza, il motore era già spento ed è improbabile che le fiamme siano state causate da un cortocircuito. Inoltre, nello stesso luogo e negli stessi orari, un mese e mezzo fa, un’altra auto, una Mercedes, sempre in uso al proprietario, si era incendiata. In quell’occasione, i danni erano stati limitati a una portiera. Allora, i vigili del fuoco avevano spiegato l’incendio ipotizzando un cortocircuito degli alzacristalli elettrici.

Alla luce di quanto accaduto nella serata di Santo Stefano, la ricostruzione di allora potrebbe essere rivista. Inoltre, fanno osservare i pompieri, le fiamme attorno alla Fiat 500 si sono sviluppate molto velocemente. Di conseguenza, è probabile che sia stato utilizzato un accelerante. Forse, la mano dietro ai due incendi è la stessa. La prima volta, il tentativo di intimidazione è andato male. Stavolta, invece, è riuscito.

Sui due episodi stanno indagando i carabinieri, che non escludono alcuna pista anche se, per il momento, sembra non vogliano prendere in considerazione quella del racket estorsivo.

Forse, dietro ai due episodi, c’è semplicemente un regolamento di conti tra qualcuno e il proprietario. Per questo si spera che Bulliri collabori con le forze dell’ordine in modo da permettere ai carabinieri di trovare una spiegazione a quanto è accaduto.

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