Uffici postali chiusi  Il Comune non si pente
L’ufficio postale di Acquate chiuso, come quello di San Giovanni

Uffici postali chiusi

Il Comune non si pente

Lecco paga lo scotto non avere fatto ricorso, così dice addio agli sportelli di Acquate e San Giovanni. Il sindaco Brivio: «Ce ne sono altri sei in città. I parametri sono rispettati»

Se qualcuno pensa che a palazzo Bovara qualcuno si stia mangiando le mani, dopo la sentenza del Tar che ha accolto i ricorsi dei Comuni anche lecchesi contro la riorganizzazione di Poste Italiane, si sbaglia.
Gli enti locali che hanno deciso, nelle passate settimane, di adire le vie legali mettendosi di traverso alle scelte della società di chiudere un certo numero di uffici postali, riducendo giorni e orari di apertura di altri, sono stati premiati. Il Tribunale ha infatti stabilito che il piano di razionalizzazione non può avere seguito, nei paesi le cui amministrazioni non hanno presentato ricorso.
Ciò vuol dire che a Lecco questo treno è passato definitivamente, in quanto i termini sono ampiamente scaduti e, quindi, gli sportelli di Acquate e San Giovanni resteranno un ricordo. Ma non è mai stata intenzione della giunta di Virginio Brivio opporsi a questo passaggio.
«I nostri presupposti erano diversi da quelli degli altri Comuni – ha ribadito ieri sera il primo cittadino -. In città ci sono altri sei uffici postali attivi, sia pure mal distribuiti: i cittadini non devono recarsi in un paese vicino per ottenere lo stesso servizio. Il rapporto sportelli-utenti e le distanze minime riportate dalla normativa sono rispettati pienamente. Se avessimo avuto anche il minimo dubbio che tali scelte fossero basate soltanto sul calo di utenza avremmo fatto ricorso anche noi. Ma non è così».
A palazzo Bovara, comunque, si continua a lavorare su questa partita, seppure sotto traccia. «L’imposizione a motivare le scelte ci interessa, perché ci permetterà di comprendere la situazione in modo approfondito. E potremo avere basi anche migliori per portare avanti la richiesta di ottenere una miglior dislocazione degli uffici in città. In ogni caso – ha concluso Brivio – non abbiamo ancora accantonato la possibilità di aderire a una class action sul tema della difesa del diritto ai servizi».
Intanto, dal Parlamento arriva una proposta che qualche amministratore ha già iniziato a prendere in considerazione. Il senatore leghista Paolo Arrigoni, infatti, preso atto della vittoria al Tar dei Comuni ricorrenti, ha invitato gli altri a rivolgersi direttamente al Quirinale. «In questo caso, i termini sono molto più ampi - dice - e c’è già stato chi, come il vicesindaco di Cocquio Trevisago (Varese) mi ha chiesto informazioni per portare la questione in giunta».


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