TRADITI DAI LORO MONTI  UCCISI DA UNA VALANGA
L’arrivo alla sede del soccorso alpino al Bione: moltissimi i i volontari che si sono riuniti al Bione in attesa di notizie (Foto Menegazzo)

TRADITI DAI LORO MONTI

UCCISI DA UNA VALANGA

In GrignettaTravolti dalla neve, erano volontari del Soccorso alpino

Salvi un collega e un altro alpinista che li precedevano verso la vetta

I soccorritori avanzano, con gli occhi lucidi, il volto teso, terreo, tenendo ben saldi i manici del sacco in cui è stato rinchiuso il corpo dell’amico tradito dalla sua più grande passione, la montagna.

Una scena che, ieri nel tardo pomeriggio, si è ripetuta due volte, tra la piazzola dell’atterraggio degli elicotteri del Bione e il centro operativo del Soccorso Alpino, su cui, per la seconda volta nello spazio di pochi mesi, si è abbattuta una tragedia immensa.

Allerta inesistente

Una scena che strazia il cuore di tutti gli amici accorsi alla loro seconda casa alla notizia della morte di Ezio Artusi, 41 anni, di Introbio, e Giovanni Giarletta, da tutti conosciuto come “Charlie”, 37 anni, lecchese, travolti da una valanga ieri pomeriggio in Grignetta mentre stavano percorrendo il canalone del cosiddetto “sasso incastrato”, che conduce alla cresta est della montagna.

Una tragedia che non ha un perché se non la fatalità. Se non il fatto che la montagna, bellissima, maestosa, piena di fascino e suggestioni, sa anche essere matrigna, come ben sanno i lecchesi, che fin da bambini canticchiano una filastrocca tramandata da generazioni.

E ieri la montagna ha tradito due grandi esperti, due alpinisti con la maiuscola, due volontari del Soccorso alpino.

Colpevoli solo di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Quando una valanga si è improvvisamente staccata dalla cima est della Grigna Meridionale, travolgendo i due amici che si stavano dirigendo verso la sommità.

La cronaca è tutta qui. Fredda. Banale se vogliamo. Perché la tragedia di ieri non ha nulla a che fare con i tanti resoconti degli incidenti in montagna raccontati dalle nostre colonne: escursionisti che si avventurano su percorsi non alla loro portata, mal equipaggiati quando non equipaggiati del tutto, quando le condizioni atmosferiche sconsiglierebbero anche al più esperto, al più prudente alpinista di starsene a casa. E che poi, puntualmente, tocca ai volontari del Soccorso alpino trarre in salvo, mettendo a repentaglio la propria incolumità.

Ieri l’allarme valanghe era praticamente inesistente. Allerta uno, come ha precisato il delegato Luca Vitali, il più basso in assoluto. Artusi e Giarletta erano due alpinisti più che esperti, il secondo era appena rientrato in Italia da un’ascensione al Cerro Torre, in Patagonia, un’avventura che aveva affrontato con l’amico Manuele Panzeri, 47 anni, ballabiese, pure in Grignetta ieri, ma miracolosamente illeso: guida alpina, oltre che tecnico del Soccorso alpino, Panzeri precedeva gli amici di una manciata di minuti. Stava accompagnando in vetta un cliente. È stato lui a lanciare l’allarme: non ha materialmente assistito a quello che era accaduto a chi lo seguiva, ma, già in cresta, aveva avvertito un movimento del terreno, interpretandolo subito come una “scarica” di neve, e si era preoccupato.

La mobilitazione

Si era attaccato al telefono e aveva iniziato a chiamare Giarletta e Artusi, senza successo. Così ha pensato di allertare il capostazione di Lecco Giuseppe Rocchi, che pure si è attaccato al telefono. Non ricevendo risposta, Rocchi ha allertato il 118, subito è partito da Como l'elisoccorso, che, sorvolando la zona, ha in poco tempo individuato i corpi dei due alpinisti in fondo al canalone. Erano da poco passate le 14. Non erano sepolti dalla neve, sono stati travolti e sono ruzzolati per molti metri verso il basso. Sono morti sul colpo.

Abbiamo scritto che quella di ieri è una nuova tragedia: a giugno dello scorso anno, i volontari del Soccorso alpino hanno dovuto affrontare la morte, in un incidente in montagna, del loro delegato Gianni Beltrami.


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