«Tra Lecco e Merate  450 pazienti Covid  State a casa, vi prego»
L’ospedale Manzoni di Lecco sta accogliendo moltissimi ammalati dalla vicina provincia di Bergamo

«Tra Lecco e Merate

450 pazienti Covid

State a casa, vi prego»

L’intervista Paolo Favini è il direttore dell’Asst. «Volete aiutarci? Evitate ogni contatto sociale»

«Volete aiutarci? State a casa. Evitate i contatti sociali».

Il direttore dell’Asst di Lecco Paolo Favini con quasi 500 ricoverati (tra Lecco e Merate) per Coronavirus, non può chiedere altro alla cittadinanza.

Qual è la situazione dei ricoverati per Covid 19 a ieri mattina?

Avevamo ricoverati in Asst 452 pazienti dei quali 350 positivi e 102 in attesa di risposta del tampone. Di questi 452, i positivi ricoverati a Lecco sono 253 e 199 sono quelli di Merate. Ma di questi 452 pazienti non tutti sono lecchesi. Subiamo in maniera importante la migrazione bergamasca. Non siamo di fronte a un “disastro lecchese”, ma dreniamo per quasi il 50 per cento casi di fuori provincia.

Tra i positivi anche i medici e gli infermieri. Quanti sono?

Erano 119 tre giorni fa e ieri ne abbiamo contati 158 positivi, il che non vuol dire malati o ricoverati. Sono quasi tutti a casa. Siamo a circa il 6,5 per cento dei positivi tra il personale sanitario ma se guardiamo a tutto il personale Asst scendiamo al 4,9 per cento. Siamo sotto la media nazionale.

I sindacati chiedono il perché di questo dato relativo al personale sanitario. Mancano i dispositivi di protezione? Sono sbagliati i protocolli?

È un’infezione che è ancora in crescita. Le farò un esempio. Il nostro primo positivo è stato un pediatra, eppure non abbiamo mai avuto un bambino positivo. Il personale sanitario è a più alto rischio di tutto il resto della popolazione, ma come può prenderlo lei al di fuori dell’ospedale, lo può prendere un medico. Faremo un incontro con i sindacati che ce l’hanno chiesto per ribadire che questa azienda si è mossa correttamente e ha usato i mezzi di protezione previsti anche se di giorno in giorno siamo alla ricerca di una copertura costante prima ancora del nostro personale e poco dopo dei pazienti. Tutto quanto abbiamo potuto fare è cercare direttamente e ovunque materiale. Se ancora nessuno produce mascherine e camici non possiamo farlo noi, ma a oggi siamo riusciti non solo a Lecco, seppur con preoccupazione e fatiche, a dare a tutti i dispositivi previsti. Di sicuro non li buttiamo via, non diamo mascherine a chicchessia. Ogni mascherina sprecata è una mascherina che può servire a uno specialista domani.

E in terapia intensiva? È vero che i posti letto sono tutti occupati?

A Lecco ci sono due terapie intensive, da 10 letti l’una. 20 Covid tutti positivi, a Lecco. Poi abbiamo una recovery room in sala operatoria convertita in area Cpap, che raccoglie quei caschi per la terapia ventilatoria assistita non invasiva. Lì abbiamo altri 8 positivi. E ho 7 pazienti intubati attaccati alle sale operatorie perché non c’è posto in sala rianimazione. A Merate siamo passati da 6 a 9 posti Covid e sconfiniamo nella sub intensiva con 6 letti di terapia ventilatoria assistita non invasiva. Stiamo prendendo altri spazi. E a Lecco abbiamo i caschi Cpap anche nei reparti. In rianimazione generale ho 10 letti non Covid, visto che siamo Hub per gli infarti che devono subire terapia cardiologica invasiva ma non chirurgica anche da altri territori. La Steni e la Stroke neurologica sono nostre.

Come fate a provvedere a tutte le specialità presenti in ospedale se quasi tutto lo sforzo è votato alla cura dei positivi?

La nostra neurochirurgia va a Niguarda e c’è uno scambio per il quale Niguarda usufruisce dell’aiuto del nostro personale. La cardiochirurgia è a Legnano, tanto che i nostri chirurghi sono andati ieri a operare un’aneurisma dell’aorta disseccata. Anche per le patologie oncologiche abbiamo una sala operatoria oncologica per interventi non differibili, ma gli altri pazienti in nota sono stati centralizzati in una lista che confluisce allo Ieo di Milano. dove sono seguiti dai nostri medici.

Quanti rinforzi le hanno promesso?

Abbiamo bisogno di rinforzo infermieristico e anestesiologico. Abbiamo preso già 11 medici tra ex pensionati, internisti, rianimatori, cardiologhi, infettivologi. E sono già stati inseriti nei due poli ospedalieri. E 42 infermieri stanno arrivando.

Come possono, i lecchesi, aiutare medici e infermieri?

Stando a casa. Io stesso non torno più a casa mia. Vivo in ospedale. Rispettiamo le norme di Regione Lombardia e del Governo. Interrompiamo i contatti sociali. Noi non possiamo. Lavori chi deve produrre per ospedali e rifornire i supermercati.


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