«Taglio al cuneo fiscale?   Spinge il lavoro»
Il l Governo sta valutando l’ipotesi di un taglio del cuneo fiscale

«Taglio al cuneo fiscale?

Spinge il lavoro»

Gattinoni (Api): «Può aiutare le assunzioni ma l’intervento deve andare a beneficio delle imprese», Stropeni (Confindustria): «Stanziamento troppo basso»

Imprese e sindacati si dividono sulle modalità del taglio del cuneo fiscale annunciato dal Governo per il Def (il documento di economia e finanza) che arriverà il 10 aprile.

Due le ipotesi di lavoro: una (data come più realistica) riguarda un taglio fra il 3 e il 5% (per circa 1,5 miliardi di euro) dei contributi previdenziali per le nuove assunzioni col jobs act. Un riduzione per due terzi a favore delle imprese e un terzo per i lavoratori, una proporzione invisa ai sindacati. Ma si pensa anche a una riduzione per tutti i lavoratori per circa 2,5 miliardi di euro.

Date le esigenze di copertura ciò si accompagna a un possibile aumento dell’Iva, considerando anche la manovra-bis di 3,4 miliardi richiesta per l’aggiustamento dei conti da Bruxelles.

«È solo un’aspirina». Così in Api il direttore Mauro Gattinoni definisce le prime esternazioni del Governo sul taglio del cuneo fiscale ai neoassunti. «Senza dubbio - chiarisce Gattinoni - la riduzione del cuneo deve essere l’obiettivo primo di un Governo che dichiara di voler sostenere le imprese e l’occupazione. Altrimenti sarà pressoché impossibile creare nuovi posti di lavoro che, come abbiamo visto, si sono avuti quando è stata varata la decontribuzione per i nuovi contratti a tutele crescenti».

Estensione della platea a parte, per Api conta capire in che misura l’alleggerimento fiscale sarà distribuito fra lavoratore e azienda. «La priorità - afferma Gattinoni - va all’azienda, per la quale deve essere più conveniente assumere». Resta il fatto che i sindacati puntano a far avere ai lavoratori un netto più significativo in busta paga: «Ma in proposito - afferma Gattinoni - non dimentichiamo che siamo in fase di rinnovo di molti contratti nazionali, con aumenti salariali. Se vogliamo creare lavoro e rendere più conveniente assumere dobbiamo abbattere l’Irap e l’Ires per le aziende».

«Siamo solo agli annunci, per i quali in linea di principio è evidente che i tagli siano sempre positivi per tutti, imprese e lavoratori - afferma Rodolfo Stropeni, vicedirettore e responsabile dell’area politiche economiche di Confindustria Lecco e Sondrio -, tuttavia non so quanto potrà essere incisiva una riduzione di cuneo fiscale che riguardi solo i futuri neoassunti, con una disoccupazione che resta stabilmente alta soprattutto fra i giovani».

Stropeni sottolinea anche quanto lo stanziamento ipotizzato 1,5 o 2,5 miliardi sia in fondo «una cifra irrisoria, che può avere qualche effetto sui singoli solo se concentrata su una platea ristretta». L’esiguità della cifra «in realtà può far poco sia nel caso che sia destinata a sgravi più favorevoli alle imprese o ai lavoratori».

In definitiva, considerando anche le ipotesi di aumento dell’Iva, «l’impianto complessivo appare illogico: nell’Iva al 4% - conclude il vice direttore di Confindustria - sono inclusi i generi alimentari di prima necessità. Ci chiediamo quanto serva ridurre da un lato il cuneo fiscale su una platea necessariamente ristretta, dato il limite delle risorse disponibili, e aumentare l’Iva che va ad impattare sui consumatori finali e, in definitiva, sulla produzione delle imprese. Col risultato di creare un’inflazione fasulla che non fa bene a nessuno».


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