Sull’unione con Como ancora niente

Decisione nelle mani del ministro

Un’altra settimana con un nulla di fatto per la fusione

Sull’unione con Como ancora niente Decisione nelle mani del ministro
Il ministro Carlo Calenda

LECCO

Un’altra settimana che si conclude con un nulla di fatto per la fusione delle Camere di commercio di Lecco e Como. Ora la palla sembra passare al ministro Carlo Calenda.

Un “sembra” d’obbligo, perché ciò che caratterizza questo periodo è anche la scarsità di informazioni certe, e comunque di prima mano. Ogni tanto qualche fonte ipotizza un consiglio dei ministri risolutivo, magari più per sanare un problema in una regione che ha mal digerito la riforma, più che per chiudere il discorso globale, poi la nebbia torna. Fatto sta che una delle voci circolate è che il Consiglio dei ministri – chiamato in causa ad approvare il decreto dopo la fumata nera alla Conferenza Stato Regioni – potrebbe in realtà delegare a Calenda direttamente la questione. Lo stesso esponente del governo Gentiloni aveva firmato il decreto che doveva condurre alle aggregazioni lo scorso agosto. Allora Como e Lecco si erano messe al lavoro per raggiungere il risultato e lo scorso dicembre erano pronte a far partire la procedura (precisamente dal 29), curata dal commissario ad acta Rossella Pulsoni.

Un cammino interrotto bruscamente dalla Corte Costituzionale, che accoglieva uno dei numerosi ricorsi – quello di quattro enti fra cui la Lombardia – riguardante la Conferenza Stato Regioni. Quest’ultima non andava solo genericamente sentita, bensì l’iter doveva proseguire “previa intesa”. A gennaio la seduta dell’istituzione che non vedeva le Regioni cambiare idea. Ma intanto il passaggio era stato affrontato e terminato l’incontro, si annunciava che il Consiglio dei ministri avrebbe approvato il decreto (come prevede la normativa). Entro la fine di gennaio, si diceva. Siamo dunque agli sgoccioli, a meno di altri colpi di scena.

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