Strage in Congo  Ferita ancora aperta
Domenico Colombo, nel 1995 presidente dell’Associazione Mondo Giusto

Strage in Congo

Ferita ancora aperta

La memoria Il 6 agosto 1995 sei volontari dell’associazione “Mondo Giusto”,compresi due bimbi, vennero trucidati. L’ex presidente: «Le morti dell’ambasciatore, del carabiniere e dell’autista ci dicono che è cambiato ben poco»

«Le notizie drammatiche arrivate lunedì dal Congo ci hanno colpito profondamente. Per noi è stato come rivivere quello che accadde il 6 agosto 1995. In quella giornata, sei volontari dell’associazione “Mondo Giusto” furono trucidati proprio nella stessa zona in cui sono stati uccisi l’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista. È stato un brutto colpo, anche perché abbiamo dovuto costatare come sia cambiato ben poco rispetto a ventisei anni fa».

Queste le parole di Domenico Colombo, presidente dell’associazione “Mondo Giusto” in quel tragico 1995. Rievoca quell’eccidio insieme alla moglie Alessandra Carsana, che condivise con lui quei sanguinosi momenti.

L’eccidio

Era mezzogiorno quando quel 6 agosto arrivò la notizia sconvolgente: sei volontari di “Mondo Giusto” erano stati barbaramente uccisi in quello che allora era lo Zaire ed oggi è il Congo. Le vittime erano Michelangiolo Lamberti di Lecco e Tarcisio Cattaneo di Calolziocorte, i comaschi Adelio Castiglioni con i figli Roberta di 11 e Samuele di 5 anni e il milanese Luigi Cazzaniga.

All’agguato scamparono miracolosamente Flavio Riva di Valmadrera e Novella, moglie di Adelio Castiglioni e madre dei due bimbi: rimase gravemente ferita da un proiettile che la colpì alla schiena.

«In quella giornata, era festa, eravamo saliti sul Resegone - ricorda - Colombo - Stavamo camminando dal Rifugio Azzoni verso la croce quando, come per un presentimento, ci venne maturale chiederci dei nostri volontari impegnati in Africa. Erano circa le 11, proprio l’ora in cui avvenne l’eccidio. Tornammo a Lecco verso le 13.30: un nostro volontario mi chiamò e mi comunicò quanto era avvenuto. Fui paralizzato dallo sgomento ma bisognava fare qualcosa e chiamai subito l’Unità di crisi del ministero degli Esteri».

Gli italiani erano da qualche tempo in Zaire per realizzare un serbatoio d’acqua e una centrale idroelettrica.

Secondo i racconti dei sopravvissuti, quel giorno il gruppo aveva lasciato la sede dell’organizzazione per un’escursione nel parco Virunga, percorrendo una strada non considerata pericolosa.

Ma quella domenica mattina la vettura su cui si trovavano i volontari, subì l’agguato di un gruppo di banditi, che non ebbero alcuna pietà. Gli assassini spararono prima all’autista Luigi Cazzaniga. Questi, colpito a morte, perse il controllo dell’auto, che uscì di strada e andò a sbattere contro un albero.

Poi la strage. I banditi spararono all’impazzata prima di derubare i cadaveri.

Dopo il massacro

Nonostante la tragedia, l’Associazione Mondo Giusto, nata ufficialmente nel 1971, ma che ebbe una lunga gestazione nel Congo ex belga già nei primi anni Sessanta, valutò, con i suoi volontari, l’opportunità di restare a fianco della popolazione locale. Il rapporto con la gente fu ancora più forte, tanto che le opere rimaste incompiute per la perdita dei volontari, furono continuate con una collaborazione ancora più fattiva.

«Nonostante il dramma vissuto da tutti noi - dice Colombo - si decise di andare avanti con il nostro impegno in Africa, come era giusto che fosse, anche per rendere omaggio a chi aveva dato la vita per un nobile intento. Fu il modo migliore per onorare il ricordo di chi ci aveva lasciato così drammaticamente».

Sabato 12 agosto oltre tremila persone parteciparono ai funerali delle vittime nella basilica di San Nicolò a Lecco. «Ricordo ancora con riconoscenza la partecipazione alle esequie del cardinale Carlo Maria Martini e le straordinarie parole che pronunciò nell’omelia. - conclude Colombo - L’arcivescovo era in vacanza, ma volle esserci ad ogni costo. Così come non ho dimenticato la presenza di Maria Pia Fanfani che fu presente a titolo personale. Furono momenti di grande dolore ed emozione che non è possibile dimenticare».


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