«Senza voucher

si pagherà in nero»

La delusione di Confcommercio: «Così non si tiene conto dei cambiamenti dell’economia». Esulta la Cgil: «Un primo importante risultato», mentre Cisl e Uil temono un ritorno dell’evasione totale

«Senza voucher si pagherà in nero»

La corsa del Governo contro il referendum promosso dalla Cgil per l’abolizione dei voucher si è conclusa con il via libera al decreto legge che cancella i buoni lavoro da 10 euro.

Da oggi non si potranno più comprare voucher e chi li ha già comprati li potrà usare fino a fine anno.

Annullati, dunque, gli articoli del jobs act che avevano recepito le norme sui buoni lavoro nati con la legge Biagi e via via esonerati, sotto cinque governi bipartisan, da una serie di vincoli fino alla liberalizzazione totale dei buoni-lavoro, ora la retromarcia è totale.

Salvo sorprese con la conversione del decreto in legge, il referendum sui voucher non si farà, così come non si farà anche la consultazione sugli appalti. Il decreto cancella anche le norme del jobs act che avevano abolito la responsabilità solidale tra committente e appaltatore. Così da oggi l’azienda appaltante è responsabile, per il trattamento dei lavoratori, tanto quanto l’appaltatore. Tolti i voucher ora resta da capire come pagare i “lavoretti” per i quali erano nati. Mentre la Cgil di Lecco ci dice che a livello nazionale è pronta una proposta contrattuale del sindacato per sostituire i voucher, la Cisl e la Uil provinciali, che erano a favore di una riforma ma non dell’eliminazione dei buoni lavoro, affermano senza mezzi termini che ora si riapre la strada per far tornare quella quota di “nero” abbattuta dai voucher. E in proposito la segretaria generale della Cisl Lecco e Monza, Rita Pavan, parla di «un’ipocrisia collettiva, perché si sa che chi avrà bisogno di qualche ora di lavoro famigliare tornerà a pagarla in nero».

Sul fronte delle imprese del commercio e turismo il direttore di Confcommercio Lecco, Alberto Riva, «l’abolizione segna una brutta pagina del Governo. Fino a due giorni fa - afferma Riva - il Governo si era espresso per una limitazione dei voucher a famiglie e imprese senza dipendenti. Noi ritenevamo che dovesse essere concesso anche alle micro imprese di 2-3 dipendenti. Ora siamo all’abolizione. A questo punto - aggiunge - sarebbe stato meglio andare a referendum e accettare l’esito. Questo è un brutto capitolo dello sviluppo del nostro mercato del lavoro. Non si tiene conto dei cambiamenti dell’economia e poi ci si lamenta se cresce la disoccupazione. Ora per il nostro settore resta il lavoro a chiamata, ma per le diverse flessibilità di cui necessitano le nostre imprese non basta un solo strumento».

Il segretario generale della Cgil, Wolfango Pirelli, parla di «un primo importantissimo risultato, che vorremmo veder confermato con la conversione del decreto in legge». Su cosa utilizzare ora al posto dei voucher afferma che «la nostra proposta, contenuta nella nostra carta dei diritti, sta nel varo di un contratto di lavoro subordinato occasionale. Un contratto molto flessibile e rapido nell’utilizzo. Con questa proposta andremo al tavolo che il Governo ha fatto sapere di voler convocare con le parti sociali, dove chiederemo aperture di dialogo su tutte le forme di precariato, dai contratti di collaborazione ai lavori interinali».

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