Scuole, quanti dolori  Problemi a raffica
Il Grassi suddiviso in più sedi nel 2017

Scuole, quanti dolori

Problemi a raffica

Povere scuole superiori. Negli ultimi anni è stato un susseguirsi di problemi

LECCO

Nel luglio del 2016 l’istituto Parini viene dichiarato inagibile a causa del rischio crollo dei controsoffitti di alcune classi. L’indagine siglata dall’Amministrazione provinciale, proprietaria dell’edificio, realizzata grazie ad un contributo arrivato nell’ambito della “Buona scuola” e legata alla sicurezza degli edifici, aveva dato risultati preoccupanti. Dopo tante polemiche e una corsa contro il tempo, l’anno scolastico comincia con più classi fuori sede ospiti di altri istituti.

L’anno successivo tocca al liceo scientifico e musicale Grassi. Pure qui si presenta il rischio di crollo dei controsoffitti e ancora una volta si deve ricorrere all’ospitalità suddividendo le classi in più sedi.

Adesso è la volta del liceo classico e linguistico Manzoni. La vicenda è iniziata nell’ottobre del 2014 quando si erano staccati dei controsoffitti al secondo piano della palazzina di via Ghislanzoni, nei locali occupati dalla scuola media Tommaso Grossi. In mezzo a tutto c’è anche la vicenda scoppiata a fine 2016, quando l’Amministrazione provinciale aveva cercato di trasferire tutto il liceo Manzoni nella palazzina di via XI Febbraio e di spostare in via Ghislanzoni l’ex Bovara geometri che ora fa capo al liceo artistico Medardo Rosso.

Trasloco che a fine 2016 era dato per certo, tra le polemiche con famiglie e studenti del geometra che non volevano saperne di trasferirsi. Villa Locatelli non aveva però fatto i conti con i costi e così, dopo tanti annunci, aveva dovuto fare marcia indietro, tanto che il geometra è ancora al suo posto.

E la questione soldi è di nuovo protagonista per il trasloco del Manzoni: l’Amministrazione provinciale non ha fondi a disposizione,e il Comune non ha ancora fatto i conti sugli eventuali esborsi che dovrà sostenere per spostare le sedici classi del liceo Manzoni altrove. Che si parli di prefabbricati o di ospitalità in altra sede, alla fine qualcuno dovrà pagare. A meno che tutto non venga rimandato di un anno, giusto in tempo per le elezioni amministrative e passare la patata bollente al futuro sindaco.


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