Scrivere come arma di battaglia La malattia si vince anche così
Il dottor Salvo Catania, a sinistra

Scrivere come arma di battaglia
La malattia si vince anche così

Parole come terapia: due incontri su come un diario aiuti a guarire
Le testimonianze di chi ce l’ha fatta raccontando la propria esperienza

Scrivere fa bene, anche alla propria salute. Se poi chi sceglie di raccontare agli altri il proprio difficile percorso è un malato di tumore, ebbene pare proprio che ciò funzioni come una sorta di terapia.

Una terapia che non sostituirà mai - è bene ricordarlo - chemio e interventi, ma che serve come cura per alleviare il dolore psicologico. Se ne è parlato molto in questi giorni a Lecco, addirittura in due convegni: il primo, nell’aula magna dell’ospedale Manzoni di Lecco organizzato dal dipartimento oncologico, l’altro nella sede della Confindustria promosso dalla casa di cura G.B. Mangioni Hospital.

Libri e blog

In tutti i due gli incontri storie di persone che dalla loro esperienza di malati oncologici hanno tratto libri, blog e diari. Come ha fatto, con successo e vincendo ogni paura, la collega giornalista Anna Savini con il suo romanzo “Buone ragioni per restare in vita”, protagonista davanti a un pubblico numerosissimo l’altra sera nella conferenza in ospedale insieme all’insegnante torinese Marco Braico, che di libri ne ha già scritti quattro e che da quando si è lasciato alle spalle la leucemia ha aiutato gli ospedali di tutta Italia nell’ambito del progetto “La festa dei limoni”. È stata una serata anche per conoscere, come ha spiegato il primario del reparto di oncologia del Manzoni Antonio Ardizzoia, i progressi della ricerca e le metodologie vincenti che si basano sulla collaborazione di un’equipe medica multidisciplinare, senza dimenticare le tante associazioni di volontariato attivissime nel Lecchese per aiutare a sconfiggere il cancro.

Così come di nuove frontiere per la cura dei tumori al seno ha parlato, nell’altro incontro, il direttore della Mangioni Hospital Eugenio Invernizzi. L’occasione per radunare in via Caprera tante donne era data dal secondo convegno nazionale “Ragazze fuori di seno” dal forum ideato sette anni fa dal dottor Salvo Catania che fa parte dell’Unità di senologia della Mangioni ma che è conosciuto in tutta Italia per il blog che attualmente conta 15mila commenti e circa tre milioni di visualizzazioni.

«Rimettere insieme i pezzi»

Perché sempre più pazienti decidono di “metterci la faccia”, che non è un facile slogan, ma un reale modo per sentirsi meno sole e condividere con altre donne i timori e le ansie del tumore. «Narrare l’esperienza della malattia può aiutare il paziente a rimettere insieme i propri pezzi - ha sottolineato Catania, forte della sua esperienza che lo vede impegnato molte ore al giorno nel forum - Ecco dunque che il racconto fatto in prima persona diventa una cura. In questo senso si può parlare di blog-terapia».

Dei vantaggi del raccontarsi hanno poi parlato alcune donne che nel blog hanno trovato un compagno di strada. Commovente la coraggiosa testimonianza di Ilaria, che ha scoperto la malattia quando aspettava il secondo bambino, intervistata dalla giornalista del Corriere, Maria Luisa Agnese. Toccante anche quella di Francesca, che un libro lo ha fatto, a differenza di un’altra giornalista del Corriere, Michela Mantovan, che per sua scelta ha preferito non pubblicare il diario che ha scritto nel periodo della terapia antitumorale. Una cosa è certa: raccontarsi, in ogni forma, è già una sfida vinta.


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