Resistenza agli antibiotici A Lecco è sotto controllo
All’ospedale di Lecco la cura dell’igiene previene le infezioni antibiotico resistenti

Resistenza agli antibiotici
A Lecco è sotto controllo

A livello generale i dati sono sconfortanti, ma non da noi

Le misure per evitare i contagi ospedalieri ci sono e funzionano bene

L’Italia tra le nazioni peggiori in Europa in quanto a resistenza agli antibiotici: sono usati male e troppo e rischiano di sviluppare dei batteri multiresistenti (ovvero resistenti a diversi tipi di farmaci di questo tipo) che i medici fanno sempre più fatica a sconfiggere.

L’Organizzazione mondiale della sanità, in realtà, non ha monitorato i dati italiani, ma la nostra Sanità lo ha fatto nell’ambito del sistema europeo di sorveglianza. E i dati sono sconfortanti. A Lecco, però, all’ospedale Manzoni, le cose vanno un po’ meglio: «Lecco – spiega il primario di medicina infettivologa Paolo Bonfanti - ha una situazione che è su alcuni microorganismi migliore delle altre realtà nazionali. Il problema dell’antibiotico resistenza è che venti-trenta anni fa il problema era solo interno agli ospedali dove si usavano di più gli antibiotici e dove si selezionavano di più microorganismi a loro resistenti. Oggi è diventato un problema non solo ospedaliero ma anche comunitario».

Il che vuol dire che i medici generici prescrivono, o sono costretti a prescrivere, troppi antibiotici dalle richieste a volte immotivate ma pressanti dei loro pazienti. Il che, crea un grosso problema. «L’antibiotico lo può prescrivere chiunque, non solo i medici di medicina generale, ma anche qualsiasi specialista. In questo periodo le infezioni delle vie respiratorie sono per l’80 per cento causate dal virus dell’influenza, e i virus non si curano con gli antibiotici, eppure molti prescrivono proprio gli antibiotici. Questo un po’ per la pressione dei pazienti su medici e pediatri. E poi per la sottovalutazione degli effetti che queste pratiche hanno sulla comunità: stiamo creando bambini multiresistenti agli antibiotici che porteranno poi questi batteri nella comunità».

Senza parlare delle autoprescrizioni: «Chi ha in casa l’antibiotico non terminato, spesso lo usa a suo piacimento. Creando grossi danni a sé stesso e a chi gli sta intorno». Una speranza c’è, a livello di sistema: «L’aspetto nuovo è che a novembre 2017 il Ministero ha emanato un Piano nazionale contro l’antibiotico resistenza, per la prima volta in trent’anni, che coinvolge le Regioni in questa lotta. E comprende anche la medicina veterinaria, visto che siamo maglia nera anche per l’uso degli antibiotici negli allevamenti, sugli animali che poi noi mangiamo. L’uso limitato e appropriato degli antibiotici passa anche da qui».

Ma una delle altre cause della antibiotico-resistenza che nell’ospedale di Lecco è tenuta sotto stretto controllo è l’igiene in corsia. Ovvero le misure per evitare il contagio di batteri antibiotico resistenti da paziente a paziente o, peggio, al personale infermieristico e medico. Cosa che in altri ospedali è quasi un flagello: «I batteri si trasmettono da un paziente all’altro in caso di scarse misure di prevenzione. Ma il nostro controllo sulle misure preventive è massimo: appena abbiamo un paziente che ha un batterio multiresistente agli antibiotici lo mettiamo in isolamento. E, in generale, usiamo delle procedure sanitarie stringenti per l’igiene in corsia. In ambito ospedaliero è importantissimo».


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