Reddito di cittadinanza a Lecco  L’Inps boccia il 40% delle richieste
Lo sportello per il reddito di cittadinanza in un Caf

Reddito di cittadinanza a Lecco

L’Inps boccia il 40% delle richieste

Il caso La provincia di Lecco ha il tasso più alto in Lombardia quanto a domande respinte. I sindacati: «In tanti avevano depositi bancari superiori al limite o il reddito Isee della famiglia troppo elevato»

Reddito di cittadinanza a profusione? Macchè: l’Inps ha bocciato a Lecco ben due domande su cinque.

E’ record assoluto nel nostro territorio per quanto riguarda il via libera all’erogazione del reddito. Con il 40,6% di richieste rigettate, la nostra provincia si colloca infatti in testa alla graduatoria lombarda. Con la media nazionale che ondeggia spanne indietro, intorno al 25%, c’è da scommettere (anche se qui i dati certificati ancora mancano) che Lecco primeggia anche sul panorama nazionale.

Un record in realtà ben poco invidiabile che sottolinea l’abnorme discrepanza tra la percezione di povertà dei lecchesi e la capacità di insinuarsi efficacemente tra i limiti individuati dalla normativa gialloverde.Per carità, può essere visto come un buon segnale. Tali e tanti sarebbero i paletti che è molto basso il rischio di accesso al reddito da parte dei soliti furbetti. La verità, probabilmente, sta nel mezzo.

Le motivazioni

E’ vero che il rigetto di quasi metà delle domande è comunque garanzia di regolarità, ma un dato così eloquente mette probabilmente in luce alcuni cortocircuiti piuttosto consistenti tra aree diverse del Paese. I sindacati locali, in questo senso, non hanno risposte definite. «Tra coloro che sono tornati da noi dopo aver ricevuto un no, ci sono molti che hanno pagato il fatto di avere sì un reddito basso ma depositi bancari comunque sopra il limite prefisso», è la riflessione di Michele Cannella, a capo del centro assistenza fiscale Cgil. L’omologo Cisl, Michele Ascoli, getta invece lo sguardo alla piena comprensione delle regole da parte degli utenti.

«In molti casi ci trovavamo di fronte persone che chiedevano il reddito per la moglie disoccupata, pensando valesse come unità singola, ma l’Isee è famigliare».

L’anno di riferimento

Un’ulteriore riflessione di Ascoli riguarda l’annualità di riferimento di questi primi mesi di reddito di cittadinanza. «Alcuni nostri assistiti si sono presentati da disoccupati quest’anno, ma avendo lavorato nel 2017. E’ evidente che, non potendo chiedere l’Isee corrente sulle ultime dodici mensilità, dovranno attendere perlomeno a settembre, quando si inizierà a considerare l’annualità 2018». Insomma, i paletti sono molti, e i controlli incrociati non lasciano margini d’azione così ampi come si credeva. Un dato ulteriore fornito dalla Cgil lecchese indica che, considerando le sole domande rivolte ai caf lecchesi, la percentuale dei no incassati si attesta molto più in basso, intorno al 33%. Molto più alta quella passata dal tramite delle Poste, in cui il filtro, anche solo a partire dal reddito e dai requisiti base, è stato probabilmente meno accurato. Una cosa è certa: la nostra provincia, figlia di una vocazione industriale trapassata poi nella microimpresa artigiana, incarna una mappatura sociale totalmente sui generis.


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