Reddito cittadinanza  A Lecco accolte  sei domande su dieci
In coda al Caf, chi per la dichiarazione dei redditi, chi per le pratiche per la richiesta del reddito di cittadinanza

Reddito cittadinanza

A Lecco accolte

sei domande su dieci

I dati Vagliate finora dall’Inps 1188 richieste

Respinto il 42%, pari a 479 cittadini richiedenti

L’esito è stato comunicato via Sms agli interessati

Quattro lecchesi su dieci si sono visti rifiutare la concessione del tanto agognato reddito di cittadinanza.

È questo il dato che trapela dai primissimi numeri ufficiali forniti dall’Inps a circa un mese di distanza dall’apertura dei battenti della misura targata governo gialloverde.

Il 42% delle 1188 domande vagliate finora, infatti, ha ricevuto pollice verso. Niente da fare per 479 lecchesi, un esito del resto comunicato via sms già nei giorni scorsi ai diretti interessati. Discorso opposto per 696 richiedenti, tutti quanti confermati tra i 37mila lombardi che sono già sicuri di ricevere in questi giorni la famosa card gialla.

Non c’è da sorprendersi sul fatto che i numeri si discostino, e non poco, dalle proiezioni dei centri di assistenza fiscale della nostra provincia. La Cgil aveva dichiarato solo settimana scorsa di aver trattato più di mille pratiche, una quota che dovrebbe essere più o meno equivalente a quella delle Poste (nonostante l’ente statale non abbia finora fornito alcun numero reale).

I dati ufficiosi

In più, occorre aggiungere le circa 200 domande della Cisl provinciale e quelle di Acli e Uil, per un totale di 2500-3000. Niente di strano: i sindacati avevano già avvisato i naviganti che l’Inps avrebbe impiegato tempistiche nettamente maggiori per accertare il diritto o meno di ricevere il reddito di cittadinanza.

Del resto, se i Caf si sono limitati a produrre l’Isee e inoltrare la domanda, l’Inps aveva un lungo elenco di parametri da verificare incrociando diverse banche dati (dalle proprietà immobiliari alle automobili alle modalità di conclusione delle ultime esperienze lavorative). Ecco perché i numeri dell’Inps sono di fatto indietro di almeno due settimane sulla tabella di marcia dei Caf. Ma tant’è. Una prima indicazione (vale a dire, appunto, sull’ordine di grandezza delle bocciature) già la forniscono.

Media lombarda più alta

Ad esempio, il fatto che i promossi lecchesi sono minori della media lombarda. Del resto, che la casistica di casa nostra fosse abbastanza sui generis rispetto al modello lombardo lo avevano chiarito già i sindacati. La categoria più diffusa di richiedenti reddito lecchesi è, secondo la Cgil, quella dei disoccupati di lungo corso.

«Di cosa vivono se da anni non trovano lavoro? Come possono avere magari da parte qualche risparmio, pur non essendo di fresco licenziamento? E’ chiaro che servono verifiche e controlli», aveva riflettuto il referente del caf Cgil Massimo Cannella, identificando nella nostra area anche un’anima post industriale unica in Lombardia.

E gli stranieri? Le previsioni della vigilia a livello nazionale tracciavano un solco non superiore al 5% del totale (anche perché si trattava di aver vissuto stabilmente in Italia da dieci anni).

La prima settimana aveva gonfiato i numeri, ma con il passare dei giorni la quota di stranieri è andata tutto sommato contenendosi rispetto ai numeri italiani. Si parla di circa un terzo, la stessa quota degli Isee rilasciati lo scorso inverno.


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