Quota cento all’ospedale, è giallo su quanti la chiederanno
Il pronto soccorso dell’ospedale di Lecco

Quota cento all’ospedale, è giallo su quanti la chiederanno

Rischio diaspora. L’Asst di Lecco, ovvero l’ex azienda ospedaliera, nega che ci sia un pericolo di pensionamenti selvaggi susseguente all’approvazione della famigerata quota 100. Anzi, la direzione amministrativa, tramite ufficio stampa, a nostra precisa richiesta sul numero di dipendenti che hanno chiesto informazioni, ha dato una risposta quantomeno sorprendente: «Una decina».

Una risposta che lascia a bocca aperta non solo chi frequenta l’ospedale e dà un’occhiata all’età media del personale (medici, infermieri, addetti), ma anche chi, come Catello Tramparulo, segretario della Funzione Pubblica della Cigl, ha posto ai vertici ospedalieri la nostra stessa domanda non riuscendo a trovare, per ora, alcuna risposta: «Ufficialmente abbiamo chiesto al tavolo unitario di tutte e tre le sigle sindacali questo dato. Sto parlando di un tavolo unitario, abbiamo chiesto l’impatto che possa avere quota 100 sull’occupazione in ospedale, ma non c’è stata data risposta».

Di sicuro la “decina di casi” adombrata dalla direzione del personale, appare un’assoluta sottostima della situazione: «Mi sorprenderebbe molto. Basti dire che sono circa tremila i dipendenti di Asst, per cui mi sembra un numero assurdo. Non abbiamo però dati ulteriori. Abbiamo solamente un dato relativo all’età media del personale e da questo stiamo cercando di estrapolare una fetta di interessati a quota 100 credibile. L’età media dei dipendenti supera i 50 anni per cui non è possibile che ci siano solamente una decina di richieste di questo tipo: pensavamo a un impatto intorno a qualche centinaio di dipendenti, cento, duecento… ».

Insomma, o c’è una preoccupante sottovalutazione del fenomeno, da parte di Asst, oppure la situazione è conosciuta ma non comunicata: «Come organizzazioni sindacali il dato non ci è stato fornito perché, è stata la risposta, “non erano in grado di estrapolarlo”. Dovranno dircelo anche perchè se fossero anche solo cento gli interessati , sono pronti i concorsi per sostituire questi lavoratori?». Senza contare che la diaspora di medici e di infermieri che arrivano a normale pensionamento è già iniziata per tutti i nati tra gli anni ’50 e ’60: «Uno dei problemi – conclude Tramparulo – è il progressivo invecchiamento della forza lavoro. Un invecchiamento che ci ha portato dal Prefetto per esprimere la nostra preoccupazione proprio su questo tema».n n 
M. Vil.


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