“Quota 100”   I primi dieci lecchesi

“Quota 100”

I primi dieci lecchesi

Circa tremila le domande già presentate in Italia, moltissime le richieste di informazioni - Il patronato Cisl: «La scorsa settimana siamo letteralmente stati presi d’assalto». Ma i paletti sono rigidi 

Oltre tremila domande in Italia, una decina solo dai patronati lecchesi. Anche il nostro territorio ha contribuito ieri a rimpolpare la truppa degli over 62 che non hanno perso tempo, presentando ufficialmente la domanda per sfruttare la finestra di pensionamento di quota 100. Tanti, pochi? Le valutazioni sono certamente premature, e per certi versi influenzate dalla frenesia del primissimo giorno. Una frenesia peraltro rilanciata anche dall’annuncio trionfale di Matteo Salvini già in mattinata, col raggiungimento delle mille domande.

Insomma, il lavoro di questi mesi è lungo e ci sarà tempo per comprendere a fondo se, citando don Lisander, sarà o meno vera gloria. Certo è che un dato già da registrare è l’interesse quantomeno febbrile dell’immediata vigilia. «La scorsa settimana siamo letteralmente stati presi d’assalto – ha commentato il responsabile del patronato Cisl di Lecco, Norberto Pandolfi – abbiamo gestito oltre cento richieste, valutando posizione per posizione, chi avesse o meno i requisiti».

Al termine della prima giornata di domande si conferma insomma che quota 100 ha perlomeno una platea ampiamente interessata. «Dieci domande sono poche? Parliamo solo di una prima manciata ore di lavoro, quindi non direi – prosegue Pandolfi – è chiaro che ci sono ancora alcuni lati da chiarire. Il più dirimente è senza dubbio il tema del divieto di cumulo, ma è ormai altrettanto evidente che tante persone, anche nel nostro territorio, che hanno magari una certa età e vivono vicissitudini non proprio positive sul lavoro, ci stanno seriamente pensando».

Già, ma in che fasce sociali si collocano questi lecchesi che stanno vagliando il pensionamento? «Non direi che al momento la prevalenza è tra i dipendenti pubblici, per due ragioni. Anzitutto, il pubblico impiego sta attendendo che venga chiarito il tema del tfr, e concluso l’accordo quadro con le banche per l’erogazione diretta. E non è certo un tema di poco conto. Secondo, per i dipendenti pubblici le tempistiche sono più dilatate e anche il grosso delle domande risulterà sfasato di qualche mese rispetto al mercato privato».

Un’ultima battuta Pandolfi la riserva alle cosiddette riduzioni per chi sfrutta quota 100. «Mi sembra un po’ pretestuoso parlare di tagli. Molto più prosaicamente, chi decide di andare in pensione con due o tre anni in meno dei termini di legge, sa anche che quegli anni non concorreranno al montante dei suoi contributi, e quindi prenderà di meno».

Insomma, la sensazione è quella che ai nastri di partenza si siano presentati migliaia di lavoratori (una decina, lo ribadiamo, solo qui a Lecco) ormai desiderosi di prendersi l’agognata pensione, in buona parte afferenti al mercato privato. Il tutto mentre tra accordi quadri e interventi dell’Inps, si cerca di chiudere al più presto i conti con le maglie dell’impianto complessivo.


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