«Quelle tre mele d’oro di San Nicolò  ci liberino da avidità e indifferenza»
Monsignor Davide Milani, prevosto di Lecco

«Quelle tre mele d’oro di San Nicolò

ci liberino da avidità e indifferenza»

Il prevosto Nel giorno della festa, il saluto ai lecchesi di monsignor Davide Milani: «Guardate bene nella vostra giornata e nella vostra vita e troverete questi tre frutti»

C’era una volta, in un paese lontano, un padre di famiglia che voleva far sposare le sue tre figlie. Ma la povertà in cui versava non gli consentiva di preparare - come era triste tradizione in quel lontano tempo - una dote sufficiente per il loro matrimonio e nessun uomo le voleva quindi prendere in moglie. Disperato giunse così alla tragica decisione di farle prostituire.

Ma Nicolò, futuro santo, lo venne a sapere e decise di aiutare di nascosto quel povero padre, facendogli trovare una notte, senza essere visto, una gran mela d’oro.

Quell’uomo, sorpreso e pieno di gioia, la vendette e riuscì cosi a sposare la prima figlia, lodando Dio per quel gran dono.

Ma ben presto tornò triste pensando alle altre due figlie, al loro sposalizio impossibile e alla necessità di farle prostituire.

E Nicolò, per evitare la sciagura imminente intervenne ancora, e una notte di nascosto fece trovare al padre un’altra gran mela d’oro. Quell’uomo pieno di giubilo potè sposare anche la seconda figlia, sempre lodando Dio.

Ma questa volta disse: “So che Dio mi aiuterà ancora, voglio scoprire chi è questo benefattore mandato da Lui. Lo voglio conoscere per ringraziarlo e quando potrò sdebitarmi”. E ogni notte, da quel giorno, si mise di guardia alla casa.

Ma Nicolò venne, lo vide di vedetta e per non essere scoperto salì sul tetto, scese dal camino e lasciò la terza gran mela d’oro. E così anche l’ultima figlia di quell’uomo potè sposarsi. E quel padre passò il resto dei suoi giorni lodando Dio.

C’era una volta quel padre sciagurato e ora ci siamo noi.

Speriamo che San Nicolò in questa sua festa intervenga anche per me e per ciascuno di noi, per tenerci lontano dallo stesso guaio che quel padre stava facendo correre alle sue tre figlie.

E ci doni una prima gran mela d’oro chiamata “liberazione” per tenerci lontani dalla prostituzione della ricchezza, cercata ad ogni costo, voluta sopra ogni cosa. Quell’attaccamento alle cose e ai beni materiali che ce li fa mettere davanti e preferire alle persone più care, agli affetti di chi amiamo, a chi ha bisogno di noi. Ci liberi il Signore dall’avidità e ci conceda sempre il giusto per vivere.

Ci doni San Nicolò una seconda gran mela d’oro chiamata “compassione”, per evitare che cadiamo nella prostituzione del giudicare noi migliori degli altri o chi soffre non meritevole del nostro aiuto e del nostro intervento. Ci liberi il Signore dalla superbia e ci conceda la compassione per sentire il bisogno di chi intorno a noi soffre e agire per sostenerli.

Infine, il nostro grande santo e patrono Nicolò, di nascosto, ci doni la terza mela d’oro chiamata “intercessione” per evitare che cadiamo nella prostituzione dell’indifferenza, quel male che non ci fa gioire delle cose belle dell’esistenza, del bene che riceviamo dagli altri, quell’indifferenza che non ci fa scomporre nemmeno quando siamo nel dolore e nella prova, e evita a noi di farci domande sul senso della vita. Quell’indifferenza che usiamo per difenderci da tutto, da tutti e da Dio, perché pensiamo di bastare a noi stessi. L’amore di Dio e di chi ci sta intorno intercedano per noi e spezzino la corazza dietro cui ci nascondiamo.

Guardate bene nella vostra giornata e nella vostra vita.

Troverete sicuramente queste tre gran mele d’oro che il nostro grande Santo vi donerà. Buon San Nicolò a tutti.


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