Ponte di Annone, la prima udienza  «In aula al massimo una volta al mese»

Ponte di Annone, la prima udienza

«In aula al massimo una volta al mese»

Oggi il giudice Manzi aveva previsto un calendario più fitto, si è scontrato con la realtà - Il pm Figoni: «La Procura non può sostenere una mole del genere, siamo rimasti in tre sostituti»

Il dibattimento è stato dichiarato aperto alle 16.30. Dopo tre ore abbondanti nelle quali i difensori degli imputati hanno sollevato eccezioni, chiedendo l’esclusione dal processo di alcune parti civili già ammesse dal giudice dell’udienza preliminare Paolo Salvatore lo scorso 3 giugno.

La tragedia del crollo del ponte di Annone è riecheggiata nuovamente, come due mesi fa, nell’auditorium della Camera di Commercio di Lecco, scelta per ospitare, rispettando le norme anto-Covid, la prima udienza del processo affidato al presidente della sezione penale del Tribunale Enrico Manzi. Il quale ha subito proposto un fitto calendario di udienze per evitare che alcuni dei reati contestati ai quattro imputati vadano in prescrizione. Udienze straordinarie, il lunedì, dalle 9.30 alle 17.30, con una breve sospensione per il pranzo.

Ma i suoi buoni propositi si sono subito scontrati con la bruta realtà. «Sono passati quattro anni e i tempi ormai stretti, si impone la necessità di procedere a spron battuto», ha detto il giudice, presentando un calendario con due udienze al mese, da settembre ad aprile del prossimo anno. «Per me è un grosso problema – ha preso la parola il pubblico ministero Andrea Figoni -. Due udienze al mese vanno a pesare notevolmente sulla difficile situazione della Procura. Siamo rimasti in tre. Presidente, le chiedo di iniziare con un’udienza al mese fino a dicembre e vedere come va». «Voi mi mandate il processo dopo quattro anni, io devo concluderlo in sette anni e mezzo, contiamo che c’è stato pure di mezzo il lockdown – la risposta di Manzi -. Chiedete un’applicazione (ossia un sostituto “in prestito” da un’altra Procura, in attesa che i posti vacanti, ben tre compreso quello del procuratore, vengano coperti, nda), così lei può dedicarsi completamente al dibattimento».

Applicazione che l’ormai ex capo della Procura cittadina Antonio Chiappani, a Bergamo da pochi giorni, ha sollecitato per ben tre volte alla Corte d’Appello, ricevendo in cambio un diniego.

Alla fine è stato il giudice – obtorto collo – ad accettare di mettere in programma solo quattro udienze da qui a fine anno, nella speranza che, nel frattempo, la Procura cittadina venga anche solo provvisoriamente “rimpolpata”. “Nel qual caso, rivedremo il calendario”, ha commentato.

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