Parola degli esperti  «Vivono qui in 35mila  e ci pagano la pensione»

Parola degli esperti

«Vivono qui in 35mila

e ci pagano la pensione»

Altro che un peso, lo dicono le stime L’Italia ne servono 50mila all’anno per le casse statali. «Sì ma per inserire la gente dobbiamo produrre lavoro»

«L’Italia ha bisogno di almeno 50.000 immigrati l’anno, perché la popolazione nei prossimi decenni sarà sempre meno numerosa e più anziana. Se i flussi saranno regolari e programmati, costituiranno una boccata d’ossigeno alle casse statali».
Sembra una delle stime che, ovviamente dati alla mano, vengono diffuse in queste ore di emergenza profughi siriani a spingere sull’urgenza, per i sistemi pensionistici europei da tempo sotto pressione, di un’accoglienza più massiccia utile, nel caso, a rimettere in equilibrio tanti conti nazionali in Europa.
Invece no, sono parole che quasi vent’anni fa l’allora Ragioniere dello Stato Andrea Monorchio scriveva in una sua poderosa pubblicazione per avvertire che entro il 2044 il numero di cittadini italiani scenderà da 57 milioni (eravamo nel 1997, un anno prima dell’apertura delle frontiere terrestri di Schengen), a 44 milioni, di cui l’11% costituito da ultraottantenni. Serviranno sempre più extracomunitari dunque la cui cifra ottimale, secondo la stessa analisi, progredisce negli anni e sta fra i 50.000 e i 150.000 ingressi, al netto delle uscite. Solo così, stimava Monorchio, nel 2044 in Italia gli immigrati saranno almeno 8 milioni, con un dato di popolazione complessiva che comunque sarà inferiore all’attuale.
A consuntivo altri dati (Istat, Inps) mostrano che da quegli anni ad oggi l’Italia ha fatto la sua parte nell’accoglienza e nel dare lavoro agli stranieri aiutando non poco anche le casse statali visto che nel 2013 gli extracomunitari hanno versato 6,7 miliardi di Irpef e 8,9 di contributi Inps. E in proposito la provincia di Lecco, dove vivono circa 35.000 stranieri, non è certo mancata all’appello visto che (dati Osservatorio provinciale sull’immigrazione) dal 2001 ad oggi ha visto crollare il tasso di irregolarità (meno del 4%, pari a circa 1.000 persone, nel 2013 contro l’83% di stranieri residenti) e di disoccupazione fra gli stranieri, salvo rivederli fra le file dei disoccupati al pari dei lecchesi quando la crisi economica ha penalizzato tutti.


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