Paritarie, la lettera a mille famiglie:
«Cifre ingannevoli»

Il caso Guerra aperta tra associazione e Comune. Ieri l’invio a tutti gli iscritti alle scuole materne: «La giunta non può decidere senza prima ascoltarci»

Paritarie, la lettera a mille famiglie: «Cifre ingannevoli»
In gioco il servizio delle quindici scuole d’infanzia paritarie della città di Lecco

«Cifre ingannevoli, atto unilaterale, inganno, comunicazioni fuorvianti, promesse sbandierate, chiusura totale». Se le parole hanno un senso l’attacco portato al Comune da tutte le scuole paritarie della città è frontale e senza appello.

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Il riferimento

Il riferimento è alla trattativa in corso per il rinnovo della convenzione tra ente e scuole. Il contesto, quello della lettera inviata ieri dall’associazione alle scuole, e dalle scuole a oltre mille famiglie lecchesi. Un gesto pubblico e netto, che altro non fa se non sottolineare nuovamente il braccio di ferro in corso. Un braccio di ferro solo apparentemente rivolto alle cifre, ma che, come aveva sottolineato anche il prevosto di Lecco, monsignor Davide Milani, non avrebbe mai dovuto scadere sulle cifre, «quanto sul riconoscimento di un servizio pubblico, che noi incarniamo, e di un valore educativo».

Sta di fatto che la lettera ora è tra le mani di migliaia di famiglie lecchesi. Una lettera - firmata dai 15 presidenti di asilo e dalla presidente dell’associazione, Angela Fortino - che riafferma «la difficile sussistenza di queste scuole a causa delle varie crisi e delle normative sempre più stringenti».

Numeri

Crisi alle quali, accusano le scuole, diversi comuni hanno fatto fronte aumentando i contributi. «Ad esempio, a Brescia il Comune erogava 75mila euro a sezione e a gennaio ha rinnovato la convenzione destinandone 80mila, proprio a causa della diminuzione di circa 200 bambini su 20 scuole».

Insomma, volenti o nolenti, di cifre bisogna parlare.

«Nella scuola statale - è l’argomentazione dell’associazione - il costo bambino annuale è pari a 6.700 euro; le nostre scuole funzionano con costi che sono inferiori alla metà. La nostra richiesta corrisponde al minimo indispensabile per la tenuta del sistema: attualmente ci vengono erogati 27.500 euro a sezione e noi ne abbiamo chiesti 30mila indicizzati, con la garanzia di non scendere sotto la soglia minima di 1,6 milioni totali».

Ma le cifre, sul piatto del Comune, piangono di circa 200mila euro l’anno.

L’attacco

Ecco allora, l’affondo.

«Il sindaco Mauro Gattinoni e l’assessore Emanuele Torri, nonostante le molte parole di apprezzamento, nel momento di passare dalle parole ai fatti, hanno opposto una chiusura totale alle nostre richieste».

Infine, «la convenzione è un atto bilaterale e quindi il sindaco non può chiudere la discussione senza valutare le nostre istanze. Non permetteremo che ci sia qualcuno che cade nell’inganno di pensare che sette milioni di euro in 5 anni siano una cifra strabiliante. Il nostro Comune, nascondendosi dietro al calo demografico, non vuole discutere dei costi reali del servizio: il prossimo anno avremo 37 sezioni e circa due bambini in meno a sezione; chiunque può capire che il costo non diminuisce». Fine trasmissioni. A Palazzo Bovara, la prossima mossa.

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