Paritarie, scontro con il Comune. «Dicano ai lecchesi che salgono le rette»

Il caso Palazzo Bovara ha offerto sette milioni per cinque anni. La presidente Fortino rimanda la proposta al mittente: «Non elemosiniamo, ma le cifre non coprono i disabili»

Paritarie, scontro con il Comune. «Dicano ai lecchesi che salgono le rette»
Le scuole d’infanzia paritarie a Lecco rappresentano la quota maggioritaria dell’intero servizio pubblico

LECCO

«Gli annunci del Comune? La convenzione è un atto bilaterale: si chiude quando si firma in due, non quando una delle parti si mette in testa di dettare le regole e fare comunicati. Sette milioni in cinque anni? Così le scuole saranno costrette ad aumentare le rette, il Comune lo dica. E poi, chi ha deciso la durata? Ora è il momento di chiedere alla città cosa pensa di tutto questo».

Angela Fortino, presidente delle materne paritarie della città, risponde senza mezzi termini al sindaco Mauro Gattinoni, all’assessore Lele Torri e alla nota diramata nei giorni scorsi dal Comune. La sensazione è che ormai i nodi siano arrivati al pettine.

Il Comune ha messo sul piatto pubblicamente le sue proposte (1,4 milioni l’anno e nessun aumento, la durata che sale a cinque anni, il possibile surplus di risorse in progetti da concordare con il Comune, l’impostazione ferrea su base demografica), e l’associazione ha rimandato al mittente metodi e contenuti.

« Fin dal primo incontro tra l’associazione e il Comune, nel novembre anno scorso, abbiamo sempre chiarito un punto preciso - argomenta Fortino - Noi non mendichiamo soldi. Semplicemente garantiamo un servizio essenziale alla città. Un servizio che nessuno eroga, e che altrimenti non sarebbe garantito né dallo Stato né dal Comune. Chiediamo semplicemente che ci venga riconosciuto questo ruolo, rendendosi conto di ciò che è cambiato in questi ultimi anni».

Insomma, è nel concreto la posizione delle materne, «abbiamo ribadito al sindaco che ricevere lo stesso contributo che ci era stato garantito sei anni fa e tre anni fa, è fuori discussione. Fa scena dire sette milioni in cinque anni, peraltro senza aver ancora concordato sulla durata. La giunta si ricordi che Brescia ne dà sei all’anno per venti scuole cittadine. Senza contare che c’è in gioco anche la copertura dei costi della disabilità. Con queste risorse, attualmente, non sono coperti».

Quale sarebbe la conseguenza? «È un fatto di matematica, non è un’opinione. Non sappiamo quali costi il futuro ci riservi, ma è nostra intenzione garantire il mantenimento di tutte le scuole attualmente operative nei rioni cittadini. Pensavamo che questo fosse un valore condiviso anche dall’amministrazione, che ha garantito la valorizzazione dei quartieri. Non si può volere la moglie ubriaca e la botte piena. E lo diciamo chiaramente: o il contributo si adegua ai nuovi costi e alle nuove normative oppure l’alternativa è un aumento delle rette per tutte le famiglie lecchesi. Per quanto ci riguarda, partivamo addirittura con il proposito opposto, ossia di abbatterle. Il sindaco però ci ha risposto senza mezzi termini che questo calo non era nelle sue linee programmatiche. È una responsabilità che il Comune deve prendersi di fronte a tutti i lecchesi».

E, a proposito di lecchesi, l’ultima riflessione della presidente è per la città. «Questi di cui parliamo non sono soldi della giunta. Sono soldi della collettività, e sarà bene che sul tema si apra un dibattito con la città».

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