Padre Enzo Bianchi

«Trovate il senso

e batterete il dolore»

Il personaggio Il fondatore della Comunità di Bose

fa il tutto esaurito e ammonisce il pubblico in sala

«No alla massificazione, l’interiorità non si omologa»

Padre Enzo Bianchi «Trovate il senso e batterete il dolore»

Le Primavere hanno ospitato ieri sera, al Teatro della Società, a Lecco, padre Enzo Bianchi, fondatore nel 1965 della Comunità di Bose.

«Pensare la vita altrimenti. Le periferie dell’essere», era il tema della serata, introdotta dalla scena iniziale del film “The Tree of Life”, diretto da Terence Malick. Diego Minonzio, direttore de La Provincia, e Vittorio Colombo, responsabile dell’edizione lecchese, hanno introdotto e presentato padre Enzo Bianchi, per una serata che ha toccato i temi dell’universale e del sacro. «Sono qui tra di voi - ha esordito padre Bianchi - per la mia forte convinzione che su certi temi occorre confrontarsi tutti insieme. Dobbiamo fare un balzo in avanti in quello che è il cammino dell’umanizzazione, decisivo per tutti gli uomini, indipendentemente dalla fede di ciascuno, per arrivare ad una convivenza più buona e più bella. La prima vocazione è quella di vivere in pienezza, solo così ad un certo punto, come succede a me che ho settant’anni, si può guardare indietro ed essere capaci di dire amen alla mia vita, di lasciarla a chi è più giovane».

Altrimenti

Padre Bianchi si è poi soffermato sulla parola “altrimenti”, che ha caratterizzato la sua esistenza: «Pensare la vita altrimenti, significa vivere sapendo che abbiamo bisogno degli altri. Quando uno dice altrimenti prima di tutto dice che c’è l’altro. Ecco perché gli altri sono sempre stati per me una grande opportunità. Sono sempre stato attratto da chi è differente da me. Quando l’alterità appare, per me è l’epifania di una ricchezza. Perché la diversità è intrinsecamente legata all’umanità. Per me la Torre di Babele non è stata una punizione ma una grazia. Ciascuno ha potuto fare la sua strada, costruire la sua cultura».

La logica del branco

Il rischio odierno è quello della massificazione: «Oggi viviamo un orizzonte molto confuso, c’è il tentativo di omologare l’interiorità. I giovani fanno sempre più fatica a farsi le domande essenziali dell’umanità. È minacciata oggi quella che è la capacità di essere responsabilmente noi stessi e viene privilegiata la logica del branco. La barbarie avanza come il deserto». Ed in questo contesto alle nuove generazioni viene impedito di farsi domande: «È importante non piegarsi al “così fan tutti”, altrimenti non nascerà mai il desiderio di conoscere l’altro, il diverso da noi. C’è però la nostalgia dell’alterità».

Padre Bianchi ha poi proseguito sottolineando come per vivere altrimenti occorre pensare altrimenti: «È fondamentale pensare per tornare all’intimo. Quando diciamo “ho bisogno di staccare”, emerge l’esigenza di fermarsi e pensare, appunto, ma sono appelli che spesso non ascoltiamo. Solo chi ha una v ita interiore, una vita pensata vive pienamente. Al contrario saremo vittime di una totale alienazione. Dobbiamo, invece, tornare a porci domande per evitare di vivere in superficie, dove tutto succede ma l’io profondo viene negato. Solo ponendoci domande cominceremo a conoscere se stesso». Ed in questo percorso di conoscenza interiore c’è anche il rapporto con chi ci è vicino, con l’umanità: «Solo chi ha trovato un senso riesce a passare attraverso il dolore, proprio e di quegli altri che gli sono vicini». Infine, padre Bianchi ha consigliato un esercizio straordinario, andare un’ora alla settimana al supermercato: «Scopro quante siano le cose di cui non ho bisogno, ma anche quanto la pubblicità ci condizioni e ci costringa a consumare quello di cui non abbiamo bisogno. Dobbiamo invece restare critici e dire “no” a molte cose che ci vengono propinate ed imparare ad interrogarci e pensare».

© RIPRODUZIONE RISERVATA