«Offerte da Cina e da Usa  Ma restiamo a Lecco»

«Offerte da Cina e da Usa

Ma restiamo a Lecco»

Technoprobe: l’impresa ha ricevuto richieste dai clienti

per trasferire le produzioni di Cernusco Lombardone

Fare impresa ai tempi del coronavirus non significa solo adottare le massime misure di sicurezza in fabbrica, ma anche sviluppare piani di emergenza per garantire continuità di forniture ai propri prodotti.

È questa la risposta che sta dando la Technprobe di Cernusco, azienda leader a livello internazionale nel settore della microelettronica e del testing dei semiconduttori, specializzata nella realizzazione di interfacce elettroniche utilizzate, dai più grandi produttori mondiali di telefonia e non solo, per testare i propri chip. Dalla Technoprobe dipende, direttamente o indirettamente, il 35-40% della produzione di elettronica mondiale: «Senza le nostre schede - spiega il vice presidente esecutivo Roberto Crippa - si bloccherebbe la vendita di centina di milioni di microchip e quindi dei prodotti elettronici. Oggi gli scenari organizzativi a livello globale stanno cambiando e noi stiamo lavorando per adeguarci. Tutti i grandi clienti hanno sempre richiesto piani di emergenza, come nel caso di terremoto, guerre, addirittura rivoluzioni, ma nessuno aveva mai pensato alla pandemia. Ha colto tutti impreparati e quindi il tema è diventato quello di tranquillizzare i clienti, garantendo loro la continuità delle forniture». I prodotti della Technoprobe sono considerati talmente strategici che due dei principali clienti, uno americano e uno cinese, sono arrivati a offrire alla famiglia Crippa il massimo supporto per aiutarla a rafforzare la presenza nei loro paesi, in modo da vedersi garantito il rifornimento di prodotti. Il partner orientale si è addirittura proposto anche per entrare nel capitale sociale. «Abbiamo ringraziato e declinato – prosegue Crippa – spiegando loro che stiamo sviluppando un nostro piano di emergenza che ci permetterà di garantire certamente le forniture. Stiamo infatti lavorando per avere almeno due siti in cui effettuare le stesse produzioni equivalenti. Oggi alcune cose le realizziamo solo in Italia e altre solo negli Stati Uniti: nei prossimi mesi dovremo rapidamente organizzarci per avere un backup di quello che facciamo in California a Cernusco e viceversa, in modo da avere strutture pronte per tamponare un’eventuale emergenza».

Significherà quindi dover investire milioni di euro in macchinari, attrezzature e personale formato: «Si tratta di un’operazione costosa ma fondamentale, perché diventerà un criterio di selezione dei fornitori. Chi non sarà in grado di fornire questi standard, cioè avere pronte soluzioni per continuare la produzione in caso di emergenze, sarà scartato in automatico da alcuni clienti».

Importantissima è anche la rete di filiali internazionale di cui la Technoprobe si è dotata: «In questa nuova dinamica – continua Crippa - chi è già riuscito a creare sedi estere in grado di fornire supporto tecnico e commerciale è avvantaggiato. Fare un business in paesi stranieri oggi, senza già avere una filiale aperta, è impossibile perché non è consentito spostarsi. Chi era già globale riuscirà a sostenere il business internazionale; chi esportava ed era abituato a viaggiare partendo dalla casa madre italiana per dare assistenza, si troverà invece in grande difficoltà. Se non avessimo avute le nostre sedi a Taiwan, Singapore, Cina, Stati Uniti e Corea il nostro business sarebbe stato azzerato dalla pandemia».

Parallelamente la famiglia Crippa continua a investire nello stabilimento di Cernusco per garantire i massimi standard di sicurezza: «Abbiamo fatto tutto il possibile: mascherine, misure della temperatura, dispenser igienizzanti, turni organizzati per evitare assembramenti. Man mano che ci sono nuove evidenze cerchiamo di portarci avanti: visto che sembra che questo virus possa rimanere nell’aria, abbiamo comprato 20 colonnine per sanificarla con raggi Uv».


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