«Noi, in prima linea contro il terrorismo»
Il centro di preghiera di Chiuso

«Noi, in prima linea
contro il terrorismo»

L’allarme Usama al Santawy, imam di Lecco: «Pronti a segnalare alle forze dell’ordine le persone sospette». Ma dice: «Sono convinto che personaggi così non frequentano i nostri centri e non si radicalizzano in Italia»

I tanti interrogativi seguiti all’uccisione del terrorista Anis Amri davanti alla stazione di Sesto San Giovanni, hanno aperto un ulteriore dibattito sul radicalismo islamico in Europa e nel nostro paese. Se a questo aggiungiamo l’inquietante viaggio che ha portato l’attentatore di Berlino sino a pochi chilometri da noi, appare chiaro la legittimità delle mille domande che la gente comune si pone in merito alla relativa facilità con cui un pluriricercato si è mosso attraverso mezza Europa.

A questo proposito abbiamo voluto sentire Usama al Santawy, imam del centro Assalam di Chiuso a Lecco, per capire quali siano state le reazioni della comunità islamica della nostra città: «Anche noi ci siamo posti le domande che si sono fatti tutti. Ci ha stupito in particolare la facilità con cui un super ricercato sia potuto arrivare da Berlino a Milano senza che nessuno lo fermasse. Quello che so è che in Italia i servizi, la polizia e i carabinieri tengono sotto controllo la situazione e i controlli sono frequenti. Per il resto, altre particolari reazioni non ci sono state. La nostra gente lavora e, ovviamente, si preoccupa delle possibili conseguenze di questi fatti. Ripeto ancora una volta che noi siamo lontanissimi dal terrorismo. Noi siamo persone pacifiche e condanniamo ogni tipo di violenza. Bisogna dire chiaramente che chi sceglie il fondamentalismo non centra niente con l’Islam».

In Lombardia

Resta aperto uno dei problemi maggiormente affrontato in questi giorni e cioè se persone come Amri possano usare le comunità islamiche presenti dalle nostre parti come rifugio o copertura: «Conosco bene la situazione di Cinisello e di Sesto San Giovanni e posso dire con certezza che personaggi come Anis Amri non frequentano i nostri centri; non sono persone da moschea».

Controlli più severi

Molto si è scritto anche sulla necessità di intensificare i controlli nei confronti di chi arriva in Italia come profugo: «Credo che dei controlli più accurati siano fondamentali. Ho conosciuto molte persone che a Lecco lavorano in questura ed ho capito che per far questo occorre un personale più numeroso. Invece di fare tagli si dovrebbe investire di più in favore delle forze dell’ordine».

Non si può escludere, dunque, che qualcuno approfitti della situazione per entrare in Italia, ottenere lo status di rifugiato politico e poi scomparire: «In un mio sermone ho già denunciato questo fenomeno. Ci sono molti che vengono in Italia senza un reale bisogno, fanno false dichiarazioni e sostengono di fuggire da una guerra che non esiste dove vivono. Per questo ci sarebbe bisogno di colloqui più accurati, che fossero in grado di capire la veridicità delle affermazioni di queste persone». Secondo lei cosa si potrebbe fare in proposito? : «C’è bisogno che le forze dell’ordine siano aiutate. I grandi centri islamici come il nostro possono fornire un appoggio per questo tipo di lavoro, per l’identificazione dei personaggi potenzialmente pericolosi. Se io parlo con qualcuno della nostra religione posso capire come la pensa e se cova ideologie estremiste. In questo senso io sono a disposizione delle forze dell’ordine come di chiunque abbia bisogno».

Minori a rischio

C’è poi la questione di chi, dopo essere stato accolto, scompare letteralmente. Chiediamo all’imam se anche a Lecco si sono presentati casi di questo genere: «Assolutamente no, questi personaggi non frequentano i nostri centri. Peraltro sono convinto che un musulmano non diventi estremista in Italia, ma arrivi da noi già votato alla violenza». Usama al Santawy ci parla poi di un’altra emergenza molto grave: «Un problema spesso sottovaluto è quello dei minorenni. Molti di loro vivono un disagio molto pericoloso che spesso li rende facili prede di chi li vuole manipolare. E’ un problema che dovrebbe avere un’assoluta priorità e che non va sottovaluto. I minorenni sono quelli che hanno più bisogno di aiuto e di persone in grado di seguirli».


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