Morti di caldo: «A Lecco non c’è allarme»

Salute Studio del ministero a luglio registra il 21% di decessi in più e molti lo attribuiscono ai colpi di calore. Ma Pierfranco Ravizza è scettico: «Al Manzoni nessun picco anomalo. Prevenire il peggio è piuttosto facile»

Morti di caldo: «A Lecco non c’è allarme»
Ondata di caldo a luglio nel territorio lecchese come nel resto del Paese

In Italia, nelle città capoluogo monitorate dal Ministero della salute, a luglio si è registrato un 21% di morti in più. Alcuni per Covid, certo, e per tantissimi altri motivi. Ma tanti attribuiscono l’aumento percentuale anche al caldo e alle malattie a esso correlate.

Pierfranco Ravizza, presidente dei medici lecchesi, una vita passata in corsia in cardiologia riabilitativa, però, storce il naso. Non sul fatto che le ondate di calore abbiano potuto fare del male, ma che ci sia un rialzo così considerevole delle morti solo per il caldo. «Più 21% di morti a livello nazionale? I dati possono essere letti in modi diversi a seconda delle interpretazioni».

Il dubbio

«Le percentuali mi lasciano sempre un po’ perplesso. A volte sono un “trucco” per dare un’idea che è altrimenti difficile dare… I numeri vanno sempre presi con le pinze e interpretati. E pensati in valori assoluti più che in cifre percentuali… A Lecco, ma in Lombardia in generale, il caldo ha fatto danni, ma non saprei rapportarlo a un aumento così alto di percentuale di morti. Non a Lecco almeno…».

Ravizza, però, non è certo uno che nega l’evidenza. «In generale è sempre stato noto che i climi estremi, caldi o freddi, sono pericolosi. In particolare per le persone fragili. Questa ondata di caldo ha favorito fenomeni di abbassamento della pressione e anche di disidratazione, specie negli anziani che già di loro tendono a bere poco. E ha aggravato le situazioni a rischio delle persone non autosufficienti e che, magari, stanno per molto tempo da sole. La calura estiva è sempre pericolosa… E anche la mortalità è in aumento per questo, non c’è dubbio… Ma la percezione che stia accadendo qualcosa di eccezionale, non ce l’ho. Né a Lecco né nel paese in generale».

Dunque Ravizza riflette: «Sicuramente c’è stato un incremento pericoloso di malattie croniche per via del clima. In sé per sé i morti per caldo, propriamente detti, sono pochissimi: il colpo di calore, per intenderci, in situazioni drammatiche è mortale. Vuol dire rimanere ore sotto il sole senza accorgersene, in condizioni di estrema sofferenza. Poi ci sono quei casi terribili di bambini piccolissimi dimenticati in macchina quando l’abitacolo diventa un forno rovente. Certo, se una persona vive da sola e non percepisce l’importanza del bere o beve poco, particolarmente nelle giornate in cui si dovrebbe bere di più, non è impossibile che si arrivi a una situazione di sofferenza del rene, quindi a una sofferenza cardiaca e poi respiratoria… In un quadro già parzialmente compromesso, questi danni possono diventare gravi. E anche portare a morte nei casi peggiori».

Sotto controllo

Però per il presidente dei medici sono casi tutto sommato limitati, se le persone che soffrono di questi disturbi non sono lasciate a sé stesse. Invece: «Scompensi, disturbi, malesseri, sono molto frequenti con questo caldo. Ripeto, però: con un po’ di attenzione non si dovrebbe morire praticamente mai di caldo. A patto di avere comportamenti accorti e non rimanere mai a lungo a temperature estreme. Non avventarsi in modo sconsiderato all’aperto in ore caldissime. E, ripeto, a Lecco, in corsia, non mi sono balzati all’occhio dati particolari, comunque».

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