Malattie croniche, rivoluzione  per 140mila pazienti
Gli ambulatori Ats in via Tubi: per i pazienti cronici parte la riorganizzazione del servizio

Malattie croniche, rivoluzione

per 140mila pazienti

Già inviate dall’Ats le prime 85mila lettere

L’iter terapeutico sarà gestito da un unico soggetto

Sono 85mila le lettere partite in questi giorni da parte dell’Ats (azienda di tutela della salute) Monza-Brianza, su tutto il territorio lecchese. Argomento: la riforma-rivoluzione della cura delle cronicità.

È solo una prima tranche delle 140mila lettere che saranno inviate ai pazienti cronici lecchesi in più fasi. La novità più rilevante di questa riforma è che mentre oggi il cittadino fa il “giro delle sette chiese” tra i vari soggetti per poter accedere alle prestazioni sanitarie che gli servono, con questo percorso il gestore (che può essere un ospedale, una Asst, una cooperativa di medici o una struttura sanitaria), si occuperà di tutto: stilerà un piano di cura, prenoterà le visite con gli specialisti e gli esami da effettuare. Non sarà più il paziente a dover andare dal medico, farsi fare “l’impegnativa”, chiamare i vari ospedali e i call center per prenotare visite ed esami…

«La riforma – spiega il direttore generale dell’Ats Monza Brianza Massimo Giupponi - si pone il compito di definire i mezzi che servono al paziente per curarsi e poi attiva la struttura organizzativa necessaria per permettergli di arrivare a queste cure. L’obiettivo a cui tendiamo è duplice: semplificare l’accesso ai servizi; garantire un’appropriatezza tra i bisogni delle persone e i servizi erogati».

L’unico gestore consentirà di prenotare solo quanto serve al paziente e non quello che il cittadino autonomamente, ricorrendo ai vari soggetti che gli possono dare informazioni, ritenga siano le cure che gli servono. Ma Giupponi precisa: «Non risparmiamo sulle prestazioni ma diamo solo quelle più appropriate. Il rischio di dare meno prestazioni non c’è. Un gestore non sarà pagato di più se risparmia sulle prestazioni erogate o meno se non lo fa».

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