L’imam e il dialogo tra religioni  «Non si uccide in nome di Allah»
Usama el Santawy, imam del centro islamico di Chiuso, a Lecco

L’imam e il dialogo tra religioni

«Non si uccide in nome di Allah»

L’incontroUsama al Santawy del centro Assalam di Chiuso in sala Ticozzi

«Chi sceglie il fondamentalismo non c’entra con l’Islam, no alla violenza»

Usama el Santawy, da qualche mese imam del centro Assalam di Chiuso a Lecco, è stato uno dei protagonisti del dibattito svoltosi venerdì sera in Sala Don Ticozzi ed imperniato sulla domanda: “E’ possibile il dialogo tra le religioni?”. L’imam non si è sottratto alle domande, in particolare sul recente fatto di cronaca relativo alla famiglia di Bulciago, fuggita in Siria per unirsi all’Isis.

«Quando succedono fatti del genere – ha detto Usama el Santawy – per me è una sconfitta. Voglio dire che eticamente noi abbiamo un’assoluta repulsione per chi sceglie la violenza. Noi siamo persone pacifiche e condanniamo ogni tipo di violenza. Bisogna dire chiaramente che chi sceglie il fondamentalismo non c’ entra niente con l’Islam. Il nostro profeta ha dato loro un nome, si chiamano “cani dell’inferno”. Da parte nostra la condanna nei loro confronti è totale».

Parole chiare, che sembrano contrastare con le polemiche suscitate da dichiarazioni dello stesso Usama el Santawy, riportate un anno e mezzo fa su alcuni giornali, che sembravano di stampo completamente diverso. Per chiarire una volta per tutte la questione, abbiamo chiamato l’imam, che, in proposito è stato molto chiaro: «In merito a quegli articoli ed anche ad un video, ho querelato i responsabili, perché quanto scritto non solo non rispondeva al vero ma era esattamente il contrario di quello che avevo espresso. Hanno voluto creare l’immagine dell’imam che predica il terrorismo e mi hanno dato in pasto alla Lega. Per quegli articoli ho avuto non pochi problemi, ma li ho affrontati con la forza di chi sa di pensare esattamente il contrario. Ora attendo che le mie denunce facciano il loro corso, ma ribadisco che nessuno più di me crede nella pace e nel dialogo e condanna la violenza».

Parole che hanno trovato riscontro anche nell’intervento di Usama el Santawy venerdì sera: «Dobbiamo parlarci, è fondamentale il dialogo. Basta aprire il Corano per vedere che già le prime parole rimandano alla misericordia. Per questo prima di ogni altra cosa viene la salvaguardia della dignità della persona».

L’imam ha voluto sottolineare la grande apertura che caratterizza il Centro Assalam di Chiuso: «Tutto quello che noi facciamo avviene alla luce del sole, non ci nascondiamo, i nostri sermoni sono in italiano e il nostro grande desiderio è proprio quello di aprirci sempre di più alla città. La possibilità di dialogare con tutti, cattolici o atei che siano, è fondamentale. Dobbiamo sederci attorno ad un tavolo e parlarci, solo così potremo conoscerci e superare la diffidenza e la paura. Noi non siamo violenti, l’Islam non è violento. Per far capire questo noi vogliamo lavorare proprio per farci conoscere, per trasformare lo scontro, che qualcuno vorrebbe, in un incontro. Noi siamo per la pace e la convivenza. L’Islam rifugge dalla barbarie, non si può ammazzare nel nome di Allah».


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