Lecco. «Un prestito?   Per le piccole ditte un miraggio»
Le piccole imprese denunciano difficoltà di accesso al credito

Lecco. «Un prestito?

Per le piccole ditte un miraggio»

Liquidità: la testimonianza del consulente Paolo Fusaro: «Il rapporto tra la banca e l’impresa rimane complicato, c’è anche poca chiarezza sui crediti fino a 25mila euro»

«Un miraggio». Così Paolo Fusaro, mediatore creditizio in Italfinance con clienti a Lecco e Como, definisce la possibilità per le piccole imprese di ottenere dalle banche i finanziamenti previsti dal decreto liquidità.

Il rapporto fra grande banca e piccola impresa in questa emergenza Covid-19 «si è fatto più problematico che mai – aggiunge -, al contrario di quanto invece accade nel credito cooperativo, che sta finanziando le imprese con una certa rapidità».

A rendere complicato il rapporto «è stata anche una scarsa chiarezza informativa nel momento in cui il Governo ha assicurato che per i prestiti fino a 25mila euro, garantiti al 100% dallo Stato, le banche avrebbero erogato senza valutazioni di merito. Non è così, le banche sono aziende private, rispondono agli azionisti e nelle loro decisioni guardano al merito di credito».

Fusaro lavora con diverse banche, «ma tante, anche le più grandi, non sono affatto attrezzate – ci dice – per rispondere a quello che prevede il decreto liquidità. Anche per i finanziamenti di piccolo taglio, entro i 25mila euro, i clienti mi chiamano per dirmi che la loro banca li ha rimbalzati».

Valutazioni di merito a parte, ora alcune banche hanno un’operatività in sede intorno al 30%: «Lavorano anche da casa – aggiunge Fusaro - dove spesso gli addetti non hanno il terminale e possono inviare solo email, e so bene che con personale in turnazione le banche stanno gestendo una montagna di moratorie previste dai decreti ’cura Italia’ e soprattutto ’liquidità’ che al suo debutto ufficiale ha trovato le banche disorientate nella gestione. Tuttavia – aggiunge - sto anche curando qualche caso al limite di decenza, con una grande banca che per un rinnovo fidi a un’azienda solida e con bilancio migliorativo ha chiesto una fideiussione omnibus dei soci. È un segno di rigidità, anche se capisco che con l’emergenza coronavirus in senso economico sia partita un’onda di terremoto che espanderà la dimensione con danni che vedremo l’anno prossimo».

Anche se su un percorso un po’ a ostacoli le soluzioni sulla carta ci sono, e per i casi più virtuosi non solo sulla carta, con una premessa: nei prossimi mesi farsi finanziare sarà più costoso, con l’Euribor che si sta risvegliando e le banche che alzeranno gli spread.

«Per quanto ci riguarda – afferma Fusaro – molti nostri clienti hanno optato per richieste fra 25mila e 100mila euro a 72 mesi e con 24 mesi di ammortamento, con tasso all’1,2%, con cui siamo attivi attraverso un primario Gruppo bancario, così come siamo attivi per i prestiti con garanzia Sace sopra i 100mila e fino a 2,5 milioni. Inoltre, in linea con l’art 49 lettera D del decreto “Cura Italia” si è aperto un sipario decisamente interessante: la rinegoziazione dei debiti con l’aggiunta di almeno il 10% di liquidità. Per tutte le imprese vale un suggerimento di base: per farsi finanziare nei termini previsti dai decreti di Stato è meglio riferirsi alla propria banca, approcciarne una nuova e sperare di ottenere il risultato rimane una chimera».


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