Lecco: un abbraccio con l’inganno Per i giudici è violenza sessuale
Confermata la sentenza del giudice lecchese: l’abbraccio “rubato” è una violenza sessuale

Lecco: un abbraccio con l’inganno
Per i giudici è violenza sessuale

La Cassazione ha confermato la sentenza del Tribunale cittadino
L’imputato attirò a sé la vicina di casa mentre le stava stringendo la mano

Un abbraccio forzato, ottenuto con l’inganno e rapidità, attirando verso di sè la vittima mentre tende la mano per un saluto, è violenza sessuale, visto anche il contatto con i genitali e il seno della donna.

Queste le conclusioni della Cassazione nella sentenza dello scorso 30 ottobre, ma depositata solo pochi giorni fa, il 9 gennaio, con cui è stato rigettato il ricorso di un imputato condannato in primo e secondo grado (rispettivamente dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale cittadino in abbreviato e dalla Corte d’Appello di Milano) per il reato di violenza sessuale ai danni di una vicina di casa. Fatti che risalgono, come da querela della parte offesa, alla primavera del 2018.

Nella loro sentenza, destinata a fare scuola, i giudici romani hanno sostenuto infatti che integra il reato di violenza sessuale anche «la condotta repentina e subdola, senza prima accertarsi del rifiuto espresso della vittima».

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