Lecco. Tre aziende su dieci
esportano in Russia

Le ricadute della guerra : imprenditori preoccupati , secondo l’indagine Confapindustria Lombardia: «Serviranno anni per recuperare i rapporti commerciali»

Lecco. Tre aziende su dieci esportano in Russia
Anche sul settore metalmeccanico grava la criticità della situazione

Le imprese del territorio sono molto preoccupate per la guerra in Ucraina. Certamente per quanto sta accadendo ai civili, ma anche per le conseguenze che questi accadimenti sono destinati ad avere sulla nostra economia.

Se il 2022 sarebbe dovuto essere l’anno del definitivo rilancio, con un recupero già ampiamente agganciato lo scorso anno e pronto a farsi superare anche in funzione delle ingenti risorse messe in campo dal Pnrr, l’avanzata russa verso Kiev ha gettato una pesante ombra scura fatta di timori e incertezze su ogni tipo di prospettiva per i prossimi mesi per i mercati e l’operatività delle imprese lombarde. In particolare, per quelle aderenti a Confapindustria Lombardia: l’indagine condotta dal Centro Studi della territoriale regionale del sistema Confapi su un campione di industrie associate, infatti, evidenzia motivi di allarme.

In prima battuta sono gli scambi commerciali ad agitare gli imprenditori coinvolti: i numeri descrivono chiaramente come Ucraina e Russia rappresentino riferimenti rilevanti per il sistema produttivo regionale.

Mosca è un partner commerciale di rilievo per le nostre aziende: quasi tre intervistati su dieci, infatti, vedono nella Russia un mercato di sbocco delle proprie merci e il 5% vi si approvvigiona. L’8%, inoltre, conta sull’azione di agenti in loco. Sebbene con percentuali più ridotte, anche con l’Ucraina il canale commerciale è attivo: il 14% degli imprenditori nel sondaggio vi esporta, mentre il 5% importa prodotti da Kiev.

Da una manciata di giorni alla presidenza di Confapindustria Lombardia, dopo aver guidato Api Lecco Sondrio nei precedenti nove anni, il primo intervento di Luigi Sabadini nel nuovo incarico è legato a un tema preoccupante e delicato.

«Quello che sta accadendo - esordisce, mettendo in primo luogo in fila le priorità da seguire - è una tragedia sotto il profilo umano. In seconda battuta questo conflitto genera conseguenze economiche che purtroppo travolgono anche le nostre imprese, soprattutto per quanto riguarda la criticità energetica che rischia di diventare insostenibile. Le nostre aziende sono a maggioranza del settore metalmeccanico, abbiamo bisogno di acciaio, alluminio, zinco… I prezzi di queste materie prime sono ormai alle stelle e c’è il forte rischio di essere costretti a fermare la produzione a breve e di non riuscire nemmeno a fare i listini, non avendo più alcun riferimento per i prezzi. Inoltre, questa guerra può portare anche alla sospensione dell’erogazione del gas».

«Speriamo - conclude - che si torni a una situazione di pace il prima possibile, anche se a livello economico i rapporti commerciali soprattutto con la Russia sono compromessi e ci vorranno mesi se non anni per recuperarli».

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