Lecco. «Trafilerie ferme  Difficile capire cosa succederà»

Lecco. «Trafilerie ferme

Difficile capire cosa succederà»

Filiera dell’acciaio, Ferrari, ufficio studi Siderweb: «Bisogna osservare come i mercati di destinazione risponderanno alla crisi, e se sostituiranno i fornitori»

«Ora la filiera siderurgica è praticamente ferma per gll effetti della pandemia. Lo è quindi anche la maggior parte delle trafilerie, così come lo sono le aziende siderurgiche che servono settori diversi dall’alimentare, dal medicale, dalla difesa e dall’aerospaziale considerati essenziali dall’ultimo decreto del Governo», afferma Stefano Ferrari, responsabile dell’ufficio studi di Siderweb.

Da domani (oggi per chi legge, nda) si fermano i settori del commercio di acciaio e metalli e anche i centri servizio, cioè le aziende di prima lavorazione, esclusi dai codici Ateco ammessi dal decreto del Governo. Lo stesso vale per le trafilerie, «perciò la maggior parte di esse chiuderà almeno fino al 3 aprile - aggiunge Ferrari -. Si tratta peraltro di un settore che esporta parecchio e che serve importanti comparti produttivi, dall’automotive ai mezzi di trasporto, alle macchine agricole, alla meccanica e alle costruzioni. In proposito, per capire il futuro, bisogna osservare come i Paesi di destinazione risponderanno alla crisi, o se nel frattempo sostituiranno i fornitori italiani con altri».

Fra i produttori di acciaio restano ora in funzione ex Ilva e Arvedi, mentre gli altri si stanno fermando. L’ultimo decreto del Governo consente a chi fa raccolta e commercio di rottami di continuare a lavorare, in quanto considerate azienda di pubblica utilità per il riciclo di rifiuti.

Sugli altri settori l’automotive ha già fermato da giorni gli impianti in tutta Europa, così come per la siderurgia non sono possibili ora le forniture all’edilizia, visto il fermo dei cantieri fino al 15 aprile e dell’ingegneria civile fino al 3 aprile.

«Ora si è attendisti – afferma Ferrari -. Già prima della pandemia l’attività si stava riducendo per l’incertezza del settore e per quella dell’economia generale. Con l’emergenza sanitaria la maggior parte delle imprese ha continuato a ricevere materiali da ordinativi precedenti, ma pochissimi hanno fatto nuovi ordini, anche per l’incertezza di poter ricevere le merci soprattutto dall’estero, per le difficoltà che si sono aperte nei trasporti. Le aziende del settore stanno facendo fronte alla situazione con un carico ridotto di personale».

Per quanto riguarda i prezzi, aumenta la volatilità potenziale perché se restano aperti pochissimi fornitori e si ha urgenza di rifornirsi per completare un ordine in corso «è evidente che si è in situazioni di svantaggio sulle condizioni. Ma si tratta di potenziali squilibri fra domanda e offerta ad oggi ridotti perlopiù a casi singoli. All’estero i prezzi dell’acciaio si sono mossi poco e questo di fatto congela un po’ la situazione».

Due i rischi per quando finirà la prima fase di emergenza: «Più saranno rimaste chiuse e più, per le aziende più fragili, sale il rischio che non possano riaprire, con ricadute sul Pil. Per il resto, quando l’Italia ne uscirà bisognerà vedere se e per quanto tempo i Paesi europei intorno a noi resteranno ancora chiusi, bloccando il nostro export. Non escludo che questa crisi porterà a ripensare la filiera della fornitura dei singoli prodotti e dell’automotive».


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