Lecco. «Tra i disoccupati  aumentano i giovani»
Con la pandemia meno occasioni di lavoro per i giovani

Lecco. «Tra i disoccupati

aumentano i giovani»

Gli ultimi dati Istat certificano il fenomeno, Panzeri (Provincia): «Contratti a termine non rinnovati e blocco dei tirocini hanno penalizzato gli under 35»

Come ha ricordato l’Istat, sui 470mila occupati che nel secondo trimestre di quest’anno hanno perso il posto la metà è data da giovani.

E anche a Lecco oltre a chi ha perso il posto, soprattutto per effetto di contratti a termine non rinnovati a causa del Covid, c’è chi, come i giovani in tirocinio nei mesi del lockdown, a un’assunzione non ha nemmeno potuto accedere. «Di questi tempi – afferma Roberto Panzeri, dirigente del Settore lavoro della Provincia - sull’occupazione la provincia di Lecco in genere non si discosta dal dato generale. La disoccupazione giovanile è un tema che ritroviamo anche sul territorio, per un problema dato dal fatto che in questi mesi l’avvio di giovani che potevano transitare, in media dopo 3-6 mesi, al lavoro attraverso tirocinio è stato interrotto».

Ora la situazione sembra essere migliorata, i tirocini che erano stati bloccati, spiega Panzeri, stanno ricominciando, «ma non è forza lavoro, è tuttavia uno strumento che a Lecco vede il 50% dei tirocinanti trovare lavoro nel giro di sei mesi. Quindi se ai Centri per l’impiego ci ritroviamo con un po’ di tirocini attivati siamo sicuri che arriveranno dei contratti».

Ai Centri per l’impiego tornano ad iscriversi nelle sedi di Merate e Lecco «parecchi laureati in cerca di lavoro – afferma Panzeri -, cioè persone che prima poteva essere inattivi e ora risultano disoccupati disponibili al lavoro. Del resto è la fascia di candidati più svelta nel mettersi alla ricerca di un posto e non mi sorprenderei se il prossimo trimestre ci riservasse segnali positivi sull’occupazione».

Notizie discrete invece, nonostante tutto, per l’occupazione femminile per la quale i dati locali dicono che c’è stata una tenuta riferita, e lo si può ben comprendere a causa della pandemia, all’area dell’assistenza socio sanitaria, «al punto che – aggiunge Panzeri – riscontriamo difficoltà di reperimento di manodopera attraverso il Centro risorse donne. Significa che al di là delle donne che il lavoro lo hanno perso, il settore dell’assistenza gradualmente permette di riassorbire occupazione».

La ripresa, sottolinea Panzeri, passa anche attraverso una maggior flessibilità «che in questa fase che attraversiamo non è precarizzazione allentamento di vincoli per assicurare la maggior occupazione possibile. Ciò riguarda la possibilità di rinnovare i contratti a termine – aggiunge Panzeri – ma anche la volontà nel trovare un modo per permettere di lavorare a chi è in cassa integrazione, rendendo possibile ad esempio inserire periodi di contratti a termine anche se si è in disoccupazione. Ora non si può fare, ma il dibattito è in corso: perché tenere le persone bloccate sui sussidi, che non possono durare per sempre, anziché permettere loro di accettare lavori anche se di breve periodo? Così come lo si fa per chi è in mobilità, lo si dovrebbe fare anche in costanza di rapporto di lavoro. Se così fosse, ad esempio, potremmo avviare una serie di lavori socialmente utili. Credo che di questi temppi la logica prevalente debba essere quella di tenere il meno possibile le persone a casa in sussidio».


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