Lecco. «Teva, sei mesi   per una soluzione»
In Regione l’incontro tra la dirigenza della Teva, i sindacati e le istituzioni

Lecco. «Teva, sei mesi

per una soluzione»

Nell’incontro in Regione il vertice dell’azienda ha ribadito la disponibilità a cedere la fabbrica di Bulciago : «Possiamo fornire all’istituzione il dossier di tutti i prodotti che un’altra azienda potrebbe fare nei nostri impianti»

«Apprezzo la mano tesa di tutti per una soluzione migliore rispetto a quella di chiudere il sito di Bulciago».

L’amministratore delegato di Teva, Hubert Puech, ha parlato per la multinazionale farmaceutica («che detiene in Italia il 25% del mercato dei generici, cioè – ha ricordato – 400mila prodotti al giorno, venduti qui, oltre al mercato ospedaliero») nell’audizione in Commissione IV del Pirellone, convocata su richiesta dei consiglieri Raffaele Straniero (Pd), Raffaele Erba (5 Stelle) e Mauro Piazza (centrodestra).

«Abbiamo circa sei mesi - ha detto Puech - per trovare tutti insieme questa soluzione. Teva può fornire alla Regione il dossier aperto di tutti i nostri prodotti, che un’altra azienda potrebbe fare nei nostri impianti».

Carlo Bianchessi, dirigente dell’unità organizzativa Lavoro della Regione, ha proposto: «La Regione è pronta ad affiancare l’advisor che sarà individuato per la ricerca di mercato; poi il nuovo buyer e tutti gli attori in campo. Con le aziende con cui è possibile, Regione promuove di norma un incontro riservato per capire nei dettagli le motivazioni della crisi e tutti gli strumenti possibili; la seconda fase è di gestione degli aspetti sociali, con la Provincia - al tavolo ieri con Matteo Sironi - e gli enti territoriali».

La motivazione di Teva è stata intanto ribadita dall’Ad e dalla responsabile delle Risorse umane, Rossana Cantù: «Il calo produttivo, nel sito di Bulciago, è stato del 90% in dieci anni; i costi fissi dello stabilimento sono rimasti pressoché invariati, per quanto si sia cercato di investire, trattenere i clienti e attrarne di nuovi. Oggi non abbiamo più nulla da produrre, qui. Per questo ci fermiamo, in una strategia di ottimizzazione della rete globale del gruppo e data la tendenza del settore».

La scelta «irrevocabile» di Teva di andarsene, ma ora individuando un advisor e - si auspica - poi un nuovo acquirente, è stata al centro degli interventi delle segreterie nazionali di Filctem Cgil e Uiltec Uil e delle rappresentanze territoriali, rimarcando aspetti come «la centralità del settore farmaceutico proprio nella fase di pandemia» e quindi l’incongruenza, se non peggio, di cedere terreno.

Francesco Di Salvo, segretario generale Filctem Lombardia ha obiettato: «Non si può impedire a Teva di andarsene, ma ci lasci le chiavi; non possiamo tollerare macelleria sociale e ci preoccupa un sito dove la produzione comunque ad aprile si ferma, pertanto perderà appeal industriale e, al buyer, si consegneranno muri». È stato messo il dito anche nella piaga dei principi attivi: «Bulciago – hanno detto i sindacati – ha perso competitività per la concorrenza sul versante indiano e asiatico». Per Nicola Cesana, Cgil di Lecco, «non è un declino naturale, quello del sito di Bulciago, bensì frutto di precise scelte di Teva, tra cui l’aver lasciato a lungo lo stabilimento senza una guida e, ora, di allocare altrove le proprie risorse. Ora, le rendiamo merito di un passo indietro rispetto alla decisione iniziale di smantellare: siamo all’inizio di un percorso, che non significa garanzia di successo, quindi ogni attore deve sentirsi coinvolto».


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