Lecco. «Tempi lunghi   Così non si aiutano le aziende»

Lecco. «Tempi lunghi

Così non si aiutano le aziende»

Confartigianato, Vittorio Tonini ribadisce le difficoltà: «Le banche continuano a chiedere verifiche e documenti, mentre le imprese hanno bisogno subito del credito»

Non si sblocca per i piccoli dell’artigianato locale la lentezza nell’erogazione dei finanziamenti fino a 25mila euro garantiti allo Stato col decreto Liquidità, perciò ora non resta che far conto sull’efficacia dell’autocertificazione, introdotta dal nuovo decreto Rilancio, con cui un’azienda dichiara di possedere i requisiti richiesti per ottenere incentivi, contributi, ammortizzatori sociali legati all’emergenza coronavirus.

«L’ultimo report del nostro settore finanziario pochi giorni fa riferiva un leggerissimo miglioramento della rapidità con cui stanno progredendo le richieste inviate dalle nostre imprese alle banche – afferma Vittorio Tonini, segretario generale di Confartigianato Imprese Lecco – ma siamo ancora nella fase critica. Le banche non allentano la presa su quantità di documentazione e verifiche richieste alle imprese per questo mini finanziamento, col risultato che i tempi si allungano mentre le aziende hanno bisogno di essere aiutate subito ad attraversare queste settimane critiche per la filiera dei pagamenti».

Tonini sottolinea come i ritardi e le mancate risposte alle imprese stiano non tanto nel via libera che il Mediocredito Centrale deve dare al finanziamento e alla garanzia di Stato alle pratiche che arrivano dalle banche, quanto negli stessi istituti di credito «che peraltro hanno procedure e tempi diversi fra loro e dipendenti dalle organizzazioni interne delle banche. Col risultato che le nostre aziende ricevono i finanziamenti in ritardo netto rispetto alle esigenze».

Tardi ma arrivano, dunque, «con le aziende che hanno urgenza – aggiunge Tonini – e che vengono lasciate appese a una risposta che non arriva nemmeno sull’avvio o meno dell’istruttoria».

E non sempre, aggiunge, quando arrivano gli accrediti centrano l’obiettivo di dare sollievo alla liquidità aziendale: «Sullo sfondo rimane un problema determinante: a fronte di un accredito fino a 25mila euro la banca, in presenza di un mutuo, di un fido utilizzato o di un suo credito verso il cliente, lo scala dall’erogazione. Le banche dicono che non è vero ma le nostre imprese ci riferiscono che va così. Invece questi non sono soldi che devono aiutare le banche a recuperare i loro crediti, devono aiutare le imprese che per ripartire hanno bisogno di rifornirsi con acquisti che devono pagare. Altrimenti non riparte proprio nulla».

Ora si guarda anche alla partita legata ai 16 miliardi (sui 55 totali del decreto Rilancio) messi a disposizione a fondo perduto per le aziende colpite dall’emergenza Covid, in risposta a una richiesta arrivata dal mondo delle imprese: «Il punto – aggiunge Tonini – è che la misura dovrebbe essere operativa dall’1 giugno, fra meno di 10 giorni, e ancora non accade nulla. Il tramite non saranno le banche ma l’Agenzia delle Entrate, e ci chiediamo se sia già pronta a procedere».


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