Lecco. «State attenti   La montagna non perdona»
Un intervento di recupero del Soccorso alpino sulle montagne innevate

Lecco. «State attenti

La montagna non perdona»

Troppe tragedie: secondo il presidente delle Guide alpine lombarde «l’imprevisto è dietro l’angolo. Vanno sempre studiate la situazione climatica e le proprie capacità»

Il nemico principale dei frequentatori della montagna è l’errata valutazione della situazione e delle loro stesse capacità: l’imprevisto è sempre dietro l’angolo, ma scegliere escursione e itinerario in modo accurato permetterebbe quanto meno di ridurre la possibilità di incorrere in un incidente.

Al termine di un fine settimana che ha funestato nuovamente i monti lecchesi, le raccomandazioni degli esperti tornano ad assumere particolare peso. Fabrizio Pina, presidente delle Guide Alpine della Lombardia, non ha avuto modo di approfondire la dinamica degli eventi verificatisi sabato, ma ribadisce la necessità di avere la consapevolezza dell’ambiente nel quale ci si muove e di conseguenza adottare dei comportamenti opportuni e adeguati a quello che si sta facendo.

«Dobbiamo sempre tenere presente che non ci muoviamo su un terreno protetto – spiega -. Non sono attività esenti da pericoli: il terreno stesso e le condizioni nivometereologiche, oltre al fattore umano, sono delle componenti in rapido e continuo mutamento, e non basta sicuramente essere attrezzati di tutto punto per essere dei provetti escursionisti o alpinisti».

Secondo Pina sarebbe un grosso errore assimilare queste attività ad uno sport in ambiente protetto e controllato. «È invece fondamentale approcciarsi con umiltà, preparazione ed esperienza adeguata all’escursione o ascensione che vogliamo affrontare. Serve conoscere i propri limiti e quelli delle persone che sono con noi, tenerli monitorati durante tutta la durata dell’escursione e non aver paura di abbandonare l’escursione o l’ascensione e tornare indietro».

Le Guide alpine vivono quasi tutti i giorni accompagnando persone in queste situazioni ed è proprio «la conoscenza dell’ambiente, delle tecniche e l’esperienza che ci permette di essere professionisti abituati alla gestione di tutti questi fattori, continuando ad adattarci ad essi, ed abbassando così i rischi ad un minimo accettabile, anche senza avere l’illusione di poterli eliminare del tutto».

Venendo allo specifico, non ci sono criticità particolari legate al periodo: le condizioni da tenere in considerazione sono quelle classiche dell’inverno e Pina le ribadisce. «Sono ovviamente la neve e il ghiaccio, ma sono in continua mutazione anche durante la stessa giornata. A maggior ragione serve consapevolezza dei propri limiti esperienziali e di conseguenza adottare comportamenti adeguati».

Un passaggio, Pina lo dedica anche al tema del distacco di slavine, evenienza che dipende da molti fattori, non solo dalle temperature. «In generale le temperature “miti” in inverno non creano da sole le condizioni per innescare le valanghe; anzi, spesso sono autrici di metamorfismi distruttivi all’interno del manto nevoso che danno assestamento e maggiore stabilità al manto stesso».


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