Lecco. «Salvini è a un bivio  stop su flat tax o lite con l’Ue»
Gianluca Morassi con Carlo Cottarelli lunedì sera in Camera di commercio

Lecco. «Salvini è a un bivio

stop su flat tax o lite con l’Ue»

Carlo Cottarelli ospite di Acli e La Provincia, gli scenari politici ed economici del post elezioni: «Alto il rischio di un attacco speculativo dei mercati»

«La politica è il principale ostacolo ai tagli di spesa. Non c’è un Governo che come mandato richieda di voler tagliare le spese, e ciò perché l’elettorato italiano non le vuole tagliare. Certo, si dice tagliamo gli sprechi, ma di fatto non c’è una maggioranza parlamentare che lo voglia fare».

L’affermazione è parte di una presa d’atto lucida e documentata sullo scenario economico e politico del Paese, aggiornata con i risvolti del risultato elettorale europeo, presentata ieri sera da Carlo Cottarelli nella conferenza organizzata dalle Acli e da La Provincia di Lecco nell’auditorium della Camera di Commercio a Lecco.

Dopo i saluti di Luigi Panzeri, presidente delle Acli, e di Lorenzo Riva, vicepresidente della Camera di Commercio di Como e Lecco oltre che presidente della territoriale di Confindustria, Cottarelli ha passato in rassegna i vizi capitali che frenano la nostra economia, riprendendo anche temi trattati nel suo libro “I sette peccati capitali dell’economia italiana” (Feltrinelli).

Ad ascoltarlo, nel talk condotto da Gianluca Morassi, responsabile delle pagine economia de La Provincia, oltre a rappresentanti istituzionali fra cui il sindaco di Lecco Virginio Brivio e dirigenti di associazioni d’impresa, c’era un pubblico composto da studenti (liceo Leopardi e scuola professionale delle Acli) e cittadini, i principali destinatari di un’iniziativa che, ha detto Panzeri, «vuole appassionare le persone alla cosa pubblica».

Il nuovo scenario politico europeo e italiano dopo le elezioni di domenica scorsa, il rapporto che si profila fra l’Italia che ha visto la vittoria dei sovranisti in un Parlamento europeo che resta saldamente europeista e Commissione europea, il debito pubblico, i problemi della produttività, l’aumento dell’Iva, le privatizzazioni, il rapporto fra deficit, debito e Pil, il Tav e, soprattutto, le ragioni per cui da 20 anni l’Italia non cresce e come fare per uscirne sono i temi principali su cui si è sviluppata la conversazione.

Sull’analisi del post-voto Cottarelli ha osservato che «i sovranisti in Europa non hanno vinto, perciò le regole europee sui conti pubblici non cambiano, così come non cambiano quelle sull’operare della Bce. A parte Le Pen in Francia, favorita da una situazione politica spezzettata, e Farage in Gran Bretagna che non cambierà gli equilibri del Parlamento europeo visto che dovrebbe attuarsi la Brexit, l’unico Paese in cui i sovranisti hanno vinto è l’Italia, perché parte dei voti dei Cinquestelle sono andati alla Lega».

Il punto è ciò che accadrà ora, in una relazione che si profila sempre più difficile con Bruxelles e di cui si aspetta già un primo segnale dalla Commissione (che sarà operativa in autunno) con la lettera che il 5 giugno «non potrà imporre nessuna penalizzazione all’Italia, ma che certamente ci dirà che i nostri conti non sono in linea con le regole europee. Matteo Salvini – ha affermato Cottarelli – è di fronte alla necessità di rinnegare la flat-tax o di andare allo scontro, per me probabile, con l’Europa. E ciò potrebbe essere la scintilla che fa scattare l’attacco speculativo dei mercati».

È già successo nel 2011, quando i nostri conti erano messi male e la scintilla fu la crisi greca. Per Cottarelli «oggi la scintilla potremmo essere noi».


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