Lecco, “regge”  il mercato del lavoro

Lecco, “regge”

il mercato del lavoro

I dati del Rapporto annuale dell’Osservatorio provinciale per il 2018 hanno registrato un leggero calo

Con una leggera riduzione del numero di occupati, dai 151.400 del 2017 ai 148.900 del 2018, il mercato del lavoro di Lecco ha chiuso l’anno scorso con un bilancio «ancora positivo, con valori però inferiori a quelli previsti a inizio anno». Sul lungo periodo 2010-2018 i numeri sono stati invece recuperati visto che otto anni fa gli occupati totali erano 145.500. A dirlo è il 9° Rapporto annuale dell’Osservatorio provinciale del mercato del lavoro di Lecco realizzato dal settore lavoro della Provincia di Lecco diretto da Roberto Panzeri con la nuova Camera di Commercio di Lecco e Como e Network Occupazione presentato ieri.

Se i dati sono un po’ sotto le aspettative ciò si deve al rallentamento dell’economia internazionale in cui Lecco, col suo alto tenore di export, è pienamente inserita. Una tendenza che si riferisce in parte al quadro nazionale commentato ieri per l’occasione dal presidente dell’Istat, Giancarlo Blangiardo, che ha preso parte alla presentazione lecchese. Blangiardo, docente di demografia in università Bicocca e responsabile statistico della Fondazione Ismu, specializzata sull’immigrazione, ha peraltro una lunga collaborazione con il settore lavoro della Provincia di Lecco che con l’Ismu ha realizzato una serie di indagini di studio.

«Lecco – ha ricordato Blangiardo – è una punta avanzata per le tendenze positive in atto. A livello nazionale, dal 2008 al 2018, fatto 100 il valore di base è accaduta una serie di cose. Certo, il Pil è sceso in modo importante, e ora vede qualche segnale di ripresa. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, per occupati in numero assoluto oggi siamo a 100, quindi in termini numerici il calo è rientrato. Siamo a 95,9 sulle unità di lavoro e sulle ore lavorate. Abbiamo dunque preso a risalire una china pesantemente scesa».

Ma resta il punto centrale, quello della qualità del lavoro che determina una serie di altri fattori a cascata sulle scelte di vita e di investimento delle famiglie, che Blangiardo ha affrontato mostrando i numero di «un forte aumento dei contratti a termine», mentre sono calati pesantemente i dipendenti permanenti e gli indipendenti. Quindi, ha sottolineato, «ciò significa che non si deve abbassare la guardia, stiamo migliorando ma non in senso qualitativo».

Altri i punti toccati da Blangiardo, dall’incremento di occupazione femminile («nei dati fra l’altro le badanti hanno avuto un ruolo») e un «forte aumento della componente straniera». Aumentano i laureati, che hanno quindi uno stipendio, ma serve indagare “se sul posto di lavoro fanno davvero i laureati”. Su tutto, il problema maggiore, quello demografico, visto che “da 5 anni l’Italia ha il record della sua più bassa natalità da sempre, prima guerra mondiale compresa”, ha affermato Blangiardo. E i giovani: “rispetto al 2008 oggi abbiamo il 64% di occupati a termine”, e un tasso di occupazione «che favorisce le età mature. Oggi la variazione della forza lavoro dipende da una variabile demografica». Dopo i saluti del presidente camerale, Marco Galimberti, e di Claudio Usuelli, presidente dell’ente provinciale, a dare una sintesi del quadro lecchese è stato Mauro Gattinoni, presidente di Network Occupazione che ha indicato dinamiche negative e positive del lavoro lecchese. Tra le prime c’è la riduzione dell’occupazione maschile (-2,6%) e l’aumento del tasso di disoccupazione dal 3,4% al 5,1%. Meglio invece per le donne, che segnano una flessione dello 0,3% e un calo di disoccupazione dal 7,6% al 6,4%. Segnali positivi anche per i giovani, con livelli stabili e riduzione di due punti percentuali dei Neet che si attestano all’8% nel 2018.


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