Lecco. «Questi ragazzi   vanno compresi, non criticati»
Due giovani partecipanti alla manifestazione in città

Lecco. «Questi ragazzi

vanno compresi, non criticati»

Friday for Future: il parere di Alberto Anghileri - In gioventù ha partecipato a tante manifestazioni: «La piazza interroga noi adulti, la politica latita»

Gli studenti sono scesi in piazza anche a Lecco per manifestare la loro preoccupazione per la situazione del nostro pianeta. È stato uno sciopero globale che ha collegato la nostra piazza Cermenati alle altre mille che in tutto il mondo hanno accolto le voci dei nostri giovani, determinati a non mollare la presa sulle questioni ambientali.

È stata una protesta colorata e civile, in cui tanti cartelli manifestavano le preoccupazioni dei giovani anche con un buon senso dell’ironia. Quello con la scritta “Ho più ansia per il pianeta che per l’interrogazione di latino”, è sembrato paradigmatico oltre che divertente. Su questa protesta globale e sul fatto che gli studenti si ritrovino coesi intorno ad un preciso ideale, dopo tanti anni di apparente abulia, abbiamo chiesto il parere ad Alberto Anghileri.

Consigliere comunale, da giovane Anghileri ha partecipato alle proteste studentesche e ha saputo pagare con il carcere la sua obiezione di coscienza nei confronti del servizio militare. Erano i primi anni Settanta e Anghileri finì in carcere semplicemente per essersi rifiutato di indossare la divisa. Quasi cinquant’anni dopo, il consigliere comunale guarda con grande interesse alla protesta dei nostri giovani: «È stato molto bello vedere tanti ragazzi mobilitati per la difesa del nostro pianeta. C’era una piazza viva ed un grande interesse, oltre che un evidente coinvolgimento. È una protesta che interroga innanzitutto noi adulti, che abbiamo consegnato a questi giovani un pianeta messo veramente male. Si tratta adesso di dare continuità a questi scioperi. Da parte mia chiederò al Consiglio comunale di invitare i rappresentanti degli studenti per ascoltarli. Chi si impegna per il nostro futuro va aiutato».

A differenza degli anni Settanta il movimento degli studenti sembra distante dalla politica e dai partiti, anzi possiamo dire che cerchi di tenersi a debita distanza: «È evidente il vuoto della politica. Va detto che anche sui volantini degli studenti si raccomandava di non portare in manifestazione simboli di partito. È un atteggiamento comprensibile; i ragazzi non vogliono farsi strumentalizzare, ma la politica c’è. Ai nostri tempi contestavamo tutti i partiti, compreso quello comunista, ma i partiti c’erano».

Resta il fatto che il movimento creato dalla giovanissima Greta ha coinvolto milioni di giovani: «È un fenomeno di grande portata che spero possa crescere ancora di più. I primi ad essere interrogati siamo proprio noi “grandi”: non possiamo più far finta di niente».

Eppure sono molti coloro che guardano a questi giovani ed a Greta in particolare con grande scetticismo se non addirittura con fastidio: «Ho l’impressione che ci sia il timore di dover affrontare veramente i problemi che questi giovani hanno messo in primo piano. Quello che ci viene chiesto è un cambio radicale della nostra vita, dei nostri comportamenti. Probabilmente molti non vogliono cambiare. Prendiamo l’automobile: per la mia generazione era un segno di libertà; siamo cresciuti pensando ad uno sviluppo infinito ed invece non è più così. Se non ci fermiamo andiamo a picco».

Insomma, questi nostri giovani più che criticati, secondo Anghileri, vanno compresi ed ascoltati: «Molti benpensanti guardano polemicamente a Greta ed ai giovani che scendono in piazza, dovrebbero invece cominciare a riflettere su quello che dicono. Il nostro pianeta è arrivato ad un punto di non ritorno e con questo dobbiamo tutti fare i conti».


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