Lecco. Piccole ditte: ripartenza in salita

La cassa in deroga è tornata a crescere

Nell’ultima rilevazione sono 195 le aziende che la usano, la settimana prima erano 35, Panzeri (Centro per l’impiego): «Numeri preoccupanti, si pensava che questa fosse finita»

Lecco. Piccole ditte: ripartenza in salita La cassa in deroga è tornata a crescere
Per le piccole imprese una ripartenza forse più difficile del previsto

La situazione resta critica. Si pensava che, a questo punto, i numeri della cassa in deroga sarebbero stati sensibilmente inferiori, ma nell’ultima settimana analizzata il totale delle aziende coinvolte è tornato a crescere in modo consistente, da 35 a 195.

Si sta guardando con grande attenzione e altrettanta preoccupazione, al Centro per l’Impiego della Provincia di Lecco, all’evoluzione della situazione relativa all’ammortizzatore sociale messo in campo per alleggerire i problemi dei lavoratori colpiti frontalmente dalla pandemia e dal conseguente lockdown.

Dall’inizio della crisi ad oggi, a richiedere l’accesso alla cassa in deroga sono state 2.740 imprese della nostra provincia, per un totale di 8.161 lavoratori interessati e un cumulo di quasi 2,5 milioni di ore. Un dato che preoccupa soprattutto perché in sensibile aumento rispetto alle ultime rilevazioni.

Se il parziale dal 28 maggio al 4 giugno parlava infatti di 35 aziende e 164 persone, dall’8 al 17 giugno si è tornati a crescere, con 195 imprese e 639 dipendenti, che hanno portato il totale sui livelli appena ricordati.

«Il meccanismo della cassa in deroga prevede, prima del passaggio in carico all’Inps, che le aziende abbiano utilizzato tutti i fondi stanziati dalla Regione – ha spiegato il direttore del Centro per l’impiego, Roberto Panzeri -. Per questo motivo stiamo continuando, con la parte residuale di queste risorse, il grosso delle quali è già stato usato. Il dato è ancora consistente: si parla di altre 195 aziende che portano il totale a oltre 8.000 lavoratori. Pensavo che questa fase si chiudesse prima».

Le aziende stanno dunque riprendendo la cassa anche in questo periodo, facendo ricorso ai fondi del Pirellone. «Sono dati preoccupanti, perché significa che nonostante la ripartenza tante realtà stanno continuando ad avere problemi. Il rischio è infatti che il motore giri a vuoto, se i consumi non ripartono».

Che la situazione sia ancora difficile lo dimostra anche l’aspetto occupazionale, che ha già iniziato a registrare effetti pesanti. «Stiamo registrando un aumento delle chiusure di contratti a tempo determinato. Una parte di questi sarebbe potuta essere rinnovata per la trasformazione successiva in tempi indeterminati, ma le condizioni attuali non lo permettono. Sotto questo aspetto servirebbe la possibilità di assumere anche in deroga al Decreto Dignità, per poter assumere non solo a tempo indeterminato».

Contratti, quelli stabili, che per ora sono stati salvati dal blocco dei licenziamenti.

«A parte qualche multinazionale e qualche azienda, questo vincolo ha salvato gli indeterminati. Ma il rischio è che in autunno si chiudano anche questi contratti e sul piatto c’è, al momento, il lavoro di 8mila persone. C’è bisogno di incentivi e liquidità per aziende e famiglie».

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