Lecco. Pensionati dal prefetto  «Serviamo solo a fare cassa»
Secondo i sindacati, negli ultimi tre anni i governi sono intervenuti sulle pensioni per 2,5 miliardi

Lecco. Pensionati dal prefetto

«Serviamo solo a fare cassa»

I sindacati stimano che nel Lecchese saranno 12.600 gli assegni che non verranno rivalutati: «In tre anni i governi ci hanno tolto 2 miliardi e mezzo»

Secondo dati Inps riferito dallo Spi Cgil provinciale, nel Lecchese sono circa 12.600 gli assegni pensionistici da lavoro dipendente che saranno penalizzati dal taglio alle rivalutazioni delle pensioni previsto nella nuova manovra di bilancio in queste ore in approvazione definitiva alla Camera.

Tante sono infatti a Lecco le pensioni con importo compreso fra 1.800 e 3.500 euro lordi al mese, «fascia che interessa i dipendenti che hanno lavorato nelle industrie locali con contributi regolarmente versati e che, nella rivalutazione prevista dal Governo, riceveranno meno di quanto avrebbero ottenuto se fosse stato rispettato l’accordo firmato nel settembre 2016 fra sindacati e Governo», ci dice Marco Brigatti, segretario generale dello Spi Cgil provinciale.

Il dato si inquadra in un panorama provinciale in cui il totale delle pensioni tocca quota 112.742, di cui 50.881 sono da lavoro dipendente per varie fasce d’importo.

Il tema è stato alla base dell’incontro che si è tenuto ieri in prefettura a Lecco fra i rappresentanti dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil (Marco Brigatti per lo Spi, Giorgio Galbusera per Fnp e Pierangelo Bonfanti per Uilp) e Gennaro Terrusi (vicario del prefetto) oltre alla responsabile del gabinetto prefettizio Nicoletta Tulli.

L’esito dell’incontro, a cui hanno preso parte anche rappresentanti sindacali di alcune zone della provincia, è stato affidato a una nota congiunta in cui i tre sindacati (che nel Lecchese rappresentano oltre 60mila pensionati) sottolineano di aver «fatto presente la grande preoccupazione per l’ennesima imminente revisione del meccanismo di rivalutazione delle pensioni, che disattende l’accordo sottoscritto col Governo» due anni fa.

I sindacalisti ricordano come «il nuovo ’raffreddamento’ previsto dall’attuale Governo comporterà, per le pensioni superiori a 1.522 euro lordi mensili, una perdita da 65 a 325 euro annui, a partire dal 2019 e per il resto della vita».

Portando il calcolo sul nazionale «in tre anni – hanno spiegato i sindacati in occasione delle numerose iniziative di protesta di questi giorni – la manovra del Governo toglie 2,5 miliardi dalle tasche dei pensionati intervenendo nuovamente sull’adeguamento delle pensioni all’inflazione».

Non proprio una cifra sotto quella soglia d’attenzione per la quale «nemmeno l’Avaro di Molière», come affermato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nella conferenza stampa di fine anno.

Tornando all’incontro di ieri in prefettura, «ancora una volta – ricordano i sindacati – si sceglie di far cassa sulle pensioni in essere. Dal 2012 le pensioni crescono pochissimo; si era finalmente vicini a una svolta e invece il cosiddetto Governo del cambiamento si allinea alla prassi consolidata, senza prevedere meccanismi compensativi sui costi della sanità o sul fronte fiscale».


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