Lecco. Operai Tubettificio   «Ancora nessuna indennità»
Alcuni degli ex dipendenti del Tubettificio europeo che ieri hanno partecipato all’udienza in tribunale

Lecco. Operai Tubettificio

«Ancora nessuna indennità»

In tribunale la prima udienza del fallimento: i109 ex dipendenti dal giudice per la verifica dei conti. Hanno preso solo 98 euro dalla cassa integrazione

Ci sono i numeri. I tanti numeri del fallimento del Tubettificio europeo. Soldi che i 277 creditori sperano di riavere (almeno in parte) indietro.

E ci sono le storie dei 109 ex dipendenti dell’impresa di Pescarenico. Numeri e persone che ancora una volta - l’ennesima e chissà quante altre ce ne saranno - si sono incrociate ieri mattina in tribunale a Lecco, dove il giudice Dario Colasanti ha tenuto la prima udienza di verifica dello stato passivo del fallimento (dichiarato il 4 dicembre scorso) del Tubettificio europeo. I numeri da verificare sono tanti, e il giudice ha fissato al 10 ottobre una nuova udienza.

Secondo i tecnici del sindacato (in tribunale ieri c’erano anche i sindacalisti: Mauro Castelli della Fiom, Giovanni Gianola della Fim e Enrico Azzaro della Uilm), lo stato passivo dovrebbe diventare esecutivo in tempi brevi (forse a metà-fine ottobre), poi i lavoratori potranno presentare domanda ai fondi di garanzia per i crediti che vantano (di fatto il tfr).

I numeri e le storie. Quella dell’azienda contiene tutte le altre: due settimane fa, Jessica Gianola e Piero Guerrera, curatori del fallimento, hanno raccolto le manifestazioni d’interesse all’acquisto dell’impresa o di parti di essa (linee di produzione o singoli macchinari). Ne sono pervenute cinque che devono essere esaminate dai due professionisti che, entro fine anno, dovrebbero riuscire a scrivere il bando di cessione. Di conseguenza, l’eventuale vendita del Tubettificio potrà essere formalizzata non prima della primavera del prossimo anno. E le eventuali possibilità di riavvio della produzione si potranno concretizzare in tempi ancora più lunghi. Ma tra i lavoratori, e in genere tra gli osservatori, prevale una nota di pessimismo, molti di loro sono convinti che alla fine si procederà con la vendita delle singole linee di produzione o degli impianti, quindi con lo smembramento della fabbrica di Pescarenico.

Addio Tubettificio. Addio a 109 posti di lavoro. E siamo alle storie degli ex dipendenti del Te. Sono in mobilità dal 6 giugno. Sono passati quattro mesi, nei quali hanno tirato la cinghia. Alternative non ne hanno, visto che - come hanno raccontato ieri mattina - finora hanno percepito (la scorsa settimana) 98 euro, quali indennità di tre giorni di cassa integrazione. Il primo mese di mobilità dovrebbe arrivare ad ottobre, poiché in questo periodo gli ex dipendenti del Tubettificio godevano (è raro che un verbo suoni così stonato) dell’indennità di mancato preavviso che fa capo all’azienda, e di conseguenza al fallimento. Alla procedura fallimentare gli ex dipendenti chiedono le mensilità arretrate, alle quali sono legati i vari istituti contrattuali.

Secondo le testimonianze raccolte ieri mattina, ci sono lavoratori che vantano crediti superiori ai 25mila euro, altri si fermano a 20mila, altri ancora non arrivano ai 10mila. Questo sugli stipendi arretrati, mentre i tfr saranno pagati dall’Inps attraverso un fondo di garanzia, sarà poi l’istituto di previdenza ad insinuarsi nel fallimento per ottenere quanto (o almeno una parte) pagato ai lavoratori.

Oltre alla complessa situazione contabile, gli ex dipendenti del Tubettificio devono cercare una prospettiva di lavoro. In questi quattro mesi scarsi, una decina di loro è riuscita a trovare un posto seppure a tempo determinato (i più fortunati arriveranno a fine anno).

Gli altri ancora niente e d’altra parte - come ammettono loro stessi - la ricerca non è facile considerato l’attuale stato del mercato del lavoro e che la maggioranza di loro è sulla cinquantina. Età critica per trovare un nuovo lavoro.


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