Lecco. Nozze Fca-Peugeot

Cauto ottimismo tra i fornitori

Stellantis:lLa nascita del nuovo colosso dell’auto salutata come forma di possibile crescita della filiera, ma c’è timore che il baricentro si sposti in Francia

Lecco. Nozze Fca-Peugeot Cauto ottimismo tra i fornitori
Una foto d’archivio dello stabilimento Fca di Melfi

Sarà tutto da misurare l’effetto che la nascita di Stellantis dalla fusione Fca e Psa produrrà sull’indotto lecchese dell’automotive, fra le imprese locali che per lungo tempo hanno fornito Fiat e Peugeot.

La nuova incognita sta nel vedere come il nuovo colosso dell’automotive, da oggi player se possibile ancor più internazionalizzato, riposizionerà mercati, relazioni commerciali e subforniture.

Leggi internazionali che spingono a enormi investimenti per fronteggiare i livelli di emissioni e, soprattutto, forti cali di mercato spingono, non da ora, l’automotive verso grandi concentrazioni in«una strategia che – dice Plinio Vanini, presidente del Gruppo Autotorino - punta a una produzione più su misura del mercato reale, perché il vero problema da risolvere sta nella capacità produttiva enormemente superiore alla domanda».

Secondo gli ultimi dati dell’ “Osservatorio sulla componentistica automotive italiana 2020” realizzato da Anfia (Associazione nazionale filiera industria automobilistica), dalla Camera di commercio di Torino e da Cami (Center for automotive & mobility innovation) dell’Università Ca’ Foscari, per il 73% delle 458 imprese del campione dell’Osservatorio le nozze Fca-Psa rappresentano «un’operazione favorevole per lo sviluppo della filiera, principalmente per il possibile aumento dei volumi di fornitura grazie alle piattaforme comuni» (per il 51% delle risposte), ma anche «per la presenza del nuovo gruppo su più mercati» (25%), nonché «per l’impulso che potrebbe essere dato alle collaborazioni tra imprese della catena di fornitura» (23%). Domina invece la percezione dei rischi lo spostamento del baricentro decisionale verso l’estero (per il 59% delle risposte), mentre un’impresa su tre teme la possibile riduzione dei volumi di fornitura in Italia (il 32%). Considerando le forniture tradizionali e quelle più avanzate dell’infomobilità e della mobilità elettrica nel 2019 in Italia sono risultate attive 2.198 imprese, di cui 1.340 nel solo bacino di Piemonte e Lombardia, per 163.219 addetti (+0,6%) e un fatturato di 49,2 miliardi di euro (-3,9% sul 2018).

L’attenzione è dunque massima in Lombardia, che raccoglie il 27,4% del totale delle imprese di componentistica, subito dopo il Piemonte (33,5%).

E si tratta in gran parte di piccole imprese, come la lecchese Rapitech di Luigi Pescosolico che con 15 dipendenti è fornitrice storica indiretta di case automobilistiche fra cui Fiat, a cui vende componenti in metallo che tengono unite le plastiche delle vetture. Per Pescosolido la nuova concentrazione «è positiva – afferma – e sta nel solco di un’idea di crescita dimensionale già avviata da Sergio Marchionne. Tuttavia servirà tempo prima che con il nuovo piano industriale si possa capire fino a che punto le produzioni di Fca resteranno in Italia. Quindi non so cosa la nuova iniziativa porterà all’Italia e a noi. Se da un lato è vero che forse potremo accedere a produzioni fino ad oggi fatte in Francia, che peraltro sulla minuteria è messa benissimo, dall’altro è possibile che alcuni manufatti italiani saranno spostati Oltralpe. Se, come per la parte francese, anche lo Stato italiano fosse stato nell’azionariato ci saremmo sentiti un po’ più tutelati».

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