Lecco. «No al Green pass

per licenziare»

Lecco. «No al  Green pass   per licenziare»

I sindacati sono in allarme per la sua eventuale introduzione obbligatoria nei luoghi di lavoro: «Nessuno immagini di poter attuare demansionamenti e discriminazioni nei confronti di chi rifiuta l’iter vaccinale»

Introdurre il Green pass obbligatorio anche nei luoghi di lavoro per poter quindi licenziare con meno problemi? È il rischio paventato a livello nazionale da Cgil, Cisl e Uil, che dopo aver incontrato il premier Draghi per discutere l’argomento hanno dichiarato la loro preoccupazione in merito, affermando naturalmente la loro forte contrarietà rispetto a questa eventualità. «Non siamo contro il Green pass - ha dichiarato Maurizio Landini, segretario generale della Cgil -, ma che non si pensi di utilizzarlo per licenziamenti o demansionamenti. Per arrivare eventualmente a questo punto serve non un accordo tra le parti sociali ma una legge dello Stato».

Una posizione in cui si ritrova pienamente anche Diego Riva, alla guida della Cgil Lecco. «Nella situazione di emergenza sanitaria che ancora non è terminata l’impegno comune deve essere rivolto a invitare le persone a vaccinarsi. Su questo aspetto noi siamo determinati, perché il nostro contributo possa aiutare i cittadini e i lavoratori a comprendere che questo è un passaggio fondamentale per riuscire a tornare alla normalità».

«Restiamo comunque contrari all’istituzione di un obbligo vaccinale, tanto più in assenza di una legge che lo stabilisca - aggiunge -. Naturalmente, come le altre organizzazioni sindacali siamo assolutamente contrari alla possibilità di licenziare i lavoratori non vaccinati, anche perché nelle aziende si può continuare a lavorare come fatto dallo scorso anno, basandosi sui protocolli sottoscritti e utilizzando distanze e dispositivi di protezione individuale».

Dal canto suo, il segretario generale della Cisl Monza Brianza Lecco, Mirco Scaccabarozzi, afferma che «l’eventuale obbligo vaccinale e di impiego del Green pass è l’esito di una scelta politica e deve passare attraverso la norma. Qualora l’Esecutivo, in ragione di eventuali cogenti indicatori scientifici e sanitari, ritenesse che c’è un grave rischio di ripresa del Covid e, assumendosi l’onere della responsabilità, decidesse l’imposizione normativa dell’obbligo vaccinale, non ci porremmo di traverso, a condizione che ciò non sia solo circoscritto ai luoghi di lavoro».

«Siamo invece contrari - precisa - a un inserimento surrettizio dell’obbligo, con la richiesta che siano le parti sociali a stabilire l’ingresso in azienda solo in presenza di Green pass. Nondimeno, pur in presenza di vaccinazioni effettuate e Green pass, ribadiamo la necessità di mantenere, implementare e rafforzare i protocolli già sottoscritti con le associazioni datoriali, con l’applicazione di tutte delle misure di sicurezza, dall’impiego dei dispositivi di protezione individuale al distanziamento, sulle quali non deve esserci alcun arretramento».

Ma - conclude , annunciando, nel caso, una presa di posizione forte - se è possibile pensare a soluzioni organizzative capaci di garantire produttività anche in assenza di vaccinazioni, nessuno immagini di poter attuare demansionamenti, discriminazioni o, ancor peggio, licenziamenti nei confronti di chi rifiuta l’iter vaccinale. Su questo la nostra opposizione sarà feroce».


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