Lecco. Mondo del lavoro,  un’estate di ripresa
In estate si era registrata una ripresa dell’occupazione nel Lecchese

Lecco. Mondo del lavoro,

un’estate di ripresa

Da giugno si era registrata un’accelerazione non solo nella produzione ma anche nelle assunzioni - Gli ammortizzatori sociali hanno funzionato

La reazione, anche a livello occupazionale, c’è stata: dopo il lockdown della scorsa primavera, la ripresa del settore produttivo e la ripartenza dell’economia hanno permesso di far rifiatare il territorio anche sotto questo aspetto, anche se il gap non è ancora stato colmato.

A fotografare la situazione è il Report del mercato del lavoro lecchese, realizzato dall’Osservatorio provinciale (costituito da Provincia di Lecco, Network Occupazione e Camera di Commercio) attraverso l’elaborazione curata dal Gruppo Pts Clas.

L’analisi ha permesso di rilevare la reazione che, da giugno, si è registrata con la riaccensione dei motori del sistema economico lecchese, il quale ha provato a imprimere una accelerata importante dopo il periodo di forzato rallentamento.

Se gli indicatori produttivi hanno subito fatto registrare uno scostamento positivo, i numeri sul fronte occupazionale sono migliorati a partire dall’estate, si è dovuto quindi attendere qualche mese per registrarne gli effetti positivi. In questo senso, «l’impatto positivo – hanno spiegato gli estensori del Report, rappresentati da Gianni Menicatti - è avvenuto anche per via di un ampio ricorso agli ammortizzatori sociali e alla cassa integrazione, quella in deroga soprattutto, estesa ad un’ampia fascia di imprese. Purtroppo la ripresa ha solo in parte favorito il rinnovo dei contratti a tempo determinato in scadenza, il ricorso al lavoro interinale e l’assunzione prevista di nuovo personale».

In base a quanto hanno rilevato i Centri per l’impiego di Lecco e Merate, gli avviamenti avevano già fatto registrare una flessione lo scorso anno, attestandosi in modo importante al di sotto del livello raggiunto l’anno precedente. Lo scarto era stato di circa duemila unità, considerati i 37.212 ingressi nel mondo del lavoro rilevati in tutto il 2018 e i “soli” 35.279 dell’anno passato.

Questo 2020 lascerà un segno importante sotto questo aspetto, considerato che l’emergenza sanitaria ha indotto una frenata pesante agli avviamenti. Già il primo trimestre ha risentito della pandemia, con un totale fermo a 7.782 contro gli 8.700 del 2019. Inevitabilmente peggio – tra restrizioni e incertezze – il secondo trimestre, chiuso a quota 5.406 (mentre l’anno scorso si era rilevato un sostanziale equilibrio tra i due periodi, con aprile-giugno chiuso a quota 8.722).

In questo senso, circa la metà degli avviamenti ha riguardato in entrambi i trimestri figure con la scuola dell’obbligo. Sopra il 30% le richieste relative a diplomati e solo il 16/17% personale con laurea e dottorato.

Se il saldo delle imprese (tra iscrizioni e cessazioni) si è mantenuto positivo, con una frenata sia per le attività avviate che per quelle chiuse, sotto il profilo occupazionale la situazione registrata dal report è stata differente. Sempre analizzando i trimestri, il primo del 2020 ha infatti visto una quantità più marcata di interruzioni del rapporto lavorativo.

Tra gennaio e marzo dello scorso anno erano state complessivamente 6.828, mentre quest’anno sono salite a 7.225.

L’introduzione del divieto di licenziamento si è fatta sentire a partire da aprile: il secondo trimestre 2020 ha infatti registrato 7.024 cessazioni, quando l’anno scorso erano state invece 8.895.


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