Lecco. Metalmeccanico  Il Covid brucia il 20% del prodotto
Questo 2020 passerà alla storia economica del XXI secolo come “annus horribilis”

Lecco. Metalmeccanico

Il Covid brucia il 20% del prodotto

I primi otto mesi hanno registrato un crollo, aziende in affanno per il calo della domanda interna - La ripartenza penalizzata dalle crisi dei Paesi esteri

Il coronavirus è costato caro al metalmeccanico italiano: un quinto della produzione è andata in fumo nei primi otto mesi dell’anno. L’indagine di Federmeccanica cristallizza il crollo che la pandemia da Covid-19 ha provocato al comparto a 360 gradi, ma anche agli altri settori dell’economia tricolore.

Il quadro che emerge dalla congiunturale sull’industria metalmeccanica è impietoso rispetto a quanto le imprese sono state penalizzate nel confronto con l’andamento delle stesse lo scorso anno.

Nel complesso, in base a quanto Federmeccanica ha rilevato con l’indagine, l’attività produttiva italiana è diminuita del 15,4% tra gennaio e agosto di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2019. Un calo che si è manifestato in modo ancora più accentuato tra le aziende metalmeccaniche, cui il lockdown e i problemi conseguenti la crisi sanitaria è pesato per poco meno di venti punti (-19,8%) in relazione alla loro attività.

Nell’ambito dell’aggregato metalmeccanico, le contrazioni sono risultate diffuse a quasi tutte le attività, con perdite del 20,4% per i prodotti in metallo, del 19,1% per macchine ed apparecchi meccanici e un picco di oltre un terzo (-34,7%) per gli autoveicoli e rimorchi.

Determinante, nel dipingere questo quadro per il metalmeccanico, il fatto che ad associarsi alla caduta della domanda interna sia sopraggiunta anche la contrazione della componente estera. Un fattore ancora più penalizzante se si considera che, in una fase iniziale, lo sfasamento temporale dei lockdown tra i vari Paesi ha comportato una parziale ripartenza delle fabbriche italiane quando oltre confine si era appena giunti al blocco totale. Elemento che ha amplificato in modo importante le difficoltà del comparto a 360 gradi.

Inevitabilmente, infatti, accanto alla produzione è andato a picco – oltre agli ordini – anche il fatturato esportato. Nei primi sette mesi di questo durissimo 2020, infatti, questo si è ridotto in media del 16,7%, a fronte di importazioni che sono diminuite del 19,3%.

Si tratta di una flessione che risulta diffusa a tutti i principali Paesi di destinazione del nostro export. In particolare, preoccupa il crollo dei flussi di prodotti metalmeccanici diretti verso i nostri principali partner europei quali la Germania (-15,8%), la Francia (-21,0%), ma anche il Regno Unito (-21,2%) e la Spagna (-26,6%).

Territori, tra l’altro, che stanno vivendo la seconda ondata della pandemia e in alcuni dei quali sono già state messe sul tavolo dai rispettivi governi nuove restrizioni.

«Siamo dentro una crisi senza precedenti - ha commentato il vicepresidente di Federmeccanica, Fabio Astori - I pochi segnali positivi degli ultimi mesi non riusciranno a compensare i tanti segni meno del 2020, che hanno interessato tutti gli indicatori economici più importanti, dal Pil alla produzione industriale. Neanche nelle più gravi crisi del passato la produzione metalmeccanica ha chiuso un anno con una perdita a doppia cifra. È ormai certo che accadrà quest’anno. La recessione è globale, e questo è un grande male per chi, come le aziende metalmeccaniche, ha una vocazione fortemente esportatrice».


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