Lecco. «Mancano elettricisti  Imprese frenate nella crescita»
Le imprese dell’elettrotecnica denunciano la carenza di tecnici con competenze specifiche

Lecco. «Mancano elettricisti

Imprese frenate nella crescita»

L’allarme del titolare della Proget di Introbio: «I ragazzi puntano su elettronica e informatica pochi in questo indirizzo: al Badoni solo sette diplomati»

«L’attenzione dei giovani, quando scelgono la strada da intraprendere per costruirsi un futuro, è sempre più rivolta all’elettronica e all’informatica, pochi ormai optano per gli indirizzi elettrotecnici. Ogni apparecchiatura, però, per funzionare ha bisogno dell’alimentazione: anche lo smartphone più avanzato necessita di energia. E avanti di questo passo riuscire a garantirla potrebbe diventare un problema serio».

La scarsa disponibilità di risorse umane con competenze tecniche investe ormai quasi tutti i settori. Quello del comparto elettrotecnico non fa eccezione, come rileva Gianfranco Magni, titolare dell’azienda Proget srl di Introbio, fondatore e a lungo presidente del Collegio dei periti industriali e periti industriali laureati di Lecco.

Come ricordava Il Sole 24 Ore, in Italia le aziende sono a caccia di 1,2 milioni di lavoratori (dati Excelsior – Unioncamere per il periodo agosto-ottobre) negli ambiti più disparati: si va dalla logistica alle costruzioni, dai trasporti al turismo. Ma di addetti con le competenze giuste per andare a coprire le posizioni aperte se ne trovano a fatica.

È un problema che investe direttamente anche il tessuto economico lecchese, dove le imprese scontano difficoltà importanti, al punto da condizionarne – spesso in modo pesante – anche le possibilità di ulteriore sviluppo. Vale, il discorso relativo alla carenza di personale, anche per il settore dell’impiantistica.

«Il futuro – attacca Magni - è elettrico: le previsioni di Enea dicono che i consumi di energia elettrica nel decennio aumenteranno di oltre il 20% e questo trend abbiamo già iniziato a registrarlo. Saremo chiamati a un lavoro assolutamente importante sotto diversi aspetti, dalla domotica all’automazione al riscaldamento, fino alle rinnovabili (alle quali sono destinati 6 miliardi del Pnrr), per non parlare delle auto elettriche. Servirà quindi, nel complesso, una affidabilità degli impianti ancora maggiore rispetto a quella attuale, anche perché se fino a qualche anno fa un blackout si sopportava tutto sommato senza grossi problemi, adesso si blocca tutto».

In soldoni, la dipendenza dal fabbisogno elettrico è destinata ad accentuarsi ulteriormente e in modo marcato. Si va quindi incontro a un incremento di progettazione e realizzazione dei sistemi, sempre più articolati e complessi. E qui si riscontra la fragilità del tessuto lecchese (e nazionale) in relazione alle risorse umane.

«Il problema – aggiunge l’imprenditore – è legato al reperimento di addetti con le competenze adatte. Sempre meno ragazzi scelgono di fare l’elettrotecnico: tutti optano per informatica ed elettronica. Ma la disponibilità di energia è determinante, e non è un’esagerazione. Dall’istituto Badoni quest’anno sono usciti 7 elettrotecnici a fronte di una cinquantina di diplomati in informatica e automazione. Sette: un numero assolutamente insufficiente rispetto alle esigenze delle imprese: in quest’ottica anche Industria 4.0 risulta un concetto vuoto, se alle spalle non c’è la possibilità di garantire adeguata progettazione e professionalità».


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