Lecco. L’incertezza Brexit  «Poche ricadute sui nostri prodotti»
In Gran Bretagna il metalmeccanico lecchese realizza il 6% dell’export

Lecco. L’incertezza Brexit

«Poche ricadute sui nostri prodotti»

Il complicato addio del Regno Unito dall’Ue, il 3% dell’export lecchese prende la via dell’Inghilterra ma va considerato che i mercati sono tra loro connessi

Su percorso, tempi e incertezze che porteranno alla Brexit, le industrie metalmeccaniche lecchesi iscritte a Confindustria non cedono a previsioni catastrofiche e si dicono certe che i loro business Oltremanica non ne soffriranno in modo particolare.

A riferire il loro sentiment (articolo in pagina) è Antonio Bartesaghi, presidente della categoria metalmeccanico in Confindustria Lecco e Sondrio, in una stima che appare peraltro in linea con quella degli economisti di Intesa Sanpaolo in particolare su un punto: se nel breve periodo possono essere attesi effetti sull’industria manifatturiera, questi saranno dovuti a un rallentamento generale dell’economia, già in atto, e non nello specifico alla Brexit.

A partire dai dati del Monitor dei distretti di Intesa Sanpaolo, «il Regno Unito rappresenta ad oggi il sesto mercato di destinazione dell’export del distretto della metalmeccanica di Lecco, con un peso di poco superiore al 3%», ci dice Ilaria Sangalli, economista della Direzione studi e ricerche del gruppo bancario.

«La serie storica relativa agli ultimi dieci anni di export – aggiunge Sangalli - mostra come il mercato inglese sia stato oggetto di un andamento alquanto altalenante».

Nello specifico, l’export di metalmeccanica lecchese verso il Regno Unito è calato del 46% tendenziale nel corso del difficile anno 2009 (a fronte di un -27% dell’export complessivo del distretto), per poi recuperare ampiamente nel quadriennio 2010-13, arrivando a segnare un +16,3% rispetto al 2008, e infine flettere di nuovo.

«L’ultimo dato disponibile su base annuale – spiega l’economista - è quello del 2017, che fotografa un export di 84,4 milioni di euro verso il Regno Unito, del 18,2% inferiore al livello delle esportazioni pre-crisi». E ricorda che i dati del 2018, aggiornati ai primi tre trimestri, mostrano ancora un calo: -14,2% tendenziale, rispetto al corrispondente periodo gennaio-settembre 2017 (a fronte di una contrazione del 3% dell’export complessivo del distretto).

Fino a che punto, dunque, la manifattura del distretto lecchese rischia con la Brexit, sia essa hard o meno? «Allo stato attuale – commenta Sangalli - Brexit rappresenta di sicuro un fattore di incertezza per il mercato in generale. Tuttavia, per quanto importante sia l’esposizione di Lecco verso il Regno Unito, sulla quale potrebbero incidere, in un futuro, anche effetti a cascata considerate le interrelazioni produttive tra i principali Paesi europei, non va dimenticato che il primo mercato di sbocco dei prodotti distrettuali resta la Germania, che da sola assorbe circa il 29% delle esportazioni della metalmeccanica lecchese. Al secondo posto – aggiunge - troviamo la Francia (che assorbe il 9,9%) e al quarto la Spagna (con un peso del 3,6%). Pertanto – conclude Sangalli - è più che altro da un rallentamento dell’industria europea nel suo complesso che dobbiamo attenderci dei concreti effetti di breve termine sull’attività del distretto».


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